Mercoled scorso ho partecipato al Barcamp InnovatoriPA che si tenuto dell’ambito del Forum PA 2009. L’evento stato un successo per numeri e contenuti e ci tengo a fare pubblicamente i complimenti a tutti gli organizzatori e, in particolare, a Gianluigi Cogo che stato l’anima del Barcamp. La riuscita della manifestazione dimostra come il modello del “barcamp” non sia affatto in crisi come da molte parti si afferma, se c’ un tema forte e preciso e se si lascia spazio alle conversazioni (pi che alle presentazioni frontali) i camp possono diventare importantissime occasioni di incontro, confronto e approfondimento.

Cos stato per il Barcamp InnovatoriPA, la sala D del padiglione 10 della Fiera di Roma ha ospitato fitte discussioni, interessantissime, di persone competenti ed appassionate che, purtroppo, non sono riuscito a seguire come avrei voluto.

Come avevo anticipato qui, in quest’occasione abbiamo celebrato il primo “Processo alla PA digitale italiana“. Si trattato di un processo con tanto di accusa (rappresentata da me e da Elio Guarnaccia) e di difesa (rappresentata da Flavia Marzano) e testimoni (G.B. Gallus), una vera e propria class action (qui trovate un dettagliato resoconto).

Forum PA - 13 maggio 2009
(foto di Stefano Corso per FORUMPA)

Cittadini e imprese, ma anche funzionari e dirigenti pubblici, hanno chiesto che venisse dichiarato il fallimento delle politiche pubbliche in materia di digitalizzazione e che la PA venisse condannata a “cambiare passo”. Questi i “capi di imputazione”:
1) la digitalizzazione della PA dettata da esigenze di riduzione dei costi e non migliora la qualit della vita dei propri utenti;
2) non esistono servizi on line;
3) i tempi per l’informatizzazione della PA (e quelli per scrivere le norme) sono troppo lunghi rispetto all’evoluzione tecnologica;
4) le leggi della PA digitale provano ad imporre tecnologie (come firma digitale e PEC) per le quali il mercato ha gi decretato il fallimento.

La difesa stata molto agguerrita (complimenti a Flavia) e i collegi difensivi sono stati integrati dai partecipanti al tavolo che hanno tutti apportato un contributo notevole in termini di competenza e di passione. La discussione stata cos interessante che non stata interrotta neanche al momento della pausa pranzo e nella parte conclusiva del dibattito tutti gli altri camperisti si sono avvicinati per sentire le richieste delle parti e per emettere il verdetto.

A conclusione del processo stato dichiarato il fallimento delle politiche pubbliche in materia di digitalizzazione della PA; sia chiaro: non un verdetto contro qualcuno (non ci interessava individuare responsabilit) ma soltanto la presa d’atto che sono stati commessi tanti errori e che la PA digitale davvero una chimera. La condanna consiste nel dover cambiare il passo adeguandosi ai tempi, alle tecnologie e – soprattutto – alle aspettative di cittadini e imprese.

Visto l’entusiasmo dei partecipanti abbiamo deciso di scrivere “dal basso” l’identikit della Pubblica Amministrazione Digitale che vorremmo, mettendo insieme le competenze di giuristi, economisti, tecnici e comunicatori, scrivendo una vera e propria roadmap della PA 2.0 da presentare a Roma in occasione del DAE 2009.

Il luogo che ospiter questo lavoro collaborativo naturalmente il network di InnovatoriPA dove stato creato un apposito gruppo “Processo alla PA digitale“; a tutti quelli che c’erano, a quelli che non c’erano ma avrebbero voluto esserci e a quelli che vogliono che la Pa digitale non sia pi una chimera, rivolgo l’invito a raggiungerci su InnovatoriPA e discutere con noi, a fare proposte, a dire la vostra.

Diceva Ralph Waldo Emerson che “non si mai fatto nulla di grande senza entusiasmo“; vista la partecipazione di mercoled credo che possiamo fare un ottimo lavoro.

Domani, 13 maggio 2009, nell’ambito del FORUMPA si terr il Barcamp InnovatoriPA, un evento che si preannuncia molto interessante per argomenti trattati e partecipazione (ne avevo parlato gi qui).

Dato l’elevato numero di iscritti e di interventi, gli organizzatori hanno – giustamente – privilegiato una formula organizzativa “conversazionale, interattiva e bidirezionale“, senza relazioni frontali.

Insieme ai miei “colleghi di sessione”, Flavia Marzano ed Elio Guarnaccia, abbiamo colto con favore questa notizia e abbiamo pensato di organizzare il nostro intervento (Sessione 2, Tavolo 2) come un vero e proprio Processo alla Pubblica Amministrazione Digitale.

E’ opinione diffusa, corroborata da autorevoli indagini, che la Pubblica Amministrazione italiana sia impermeabile all’innovazione, e ci nonostante cospicui investimenti e faraonici provvedimenti normativi.

Domani metteremo sotto processo la PA digitale italiana ed i suoi vizi con tanto di accusa e di difesa e con una giuria (composta da tutti coloro che assisteranno e parteciperanno al dibattito) che, alla fine della sessione, emaner un verdetto (non poi cos scontato).

E’ stato fatto tutto quanto possibile per innovare la PA? Cosa non ha funzionato? Quali gli errori da non ripetere? E i modelli da seguire?

Se siete iscritti o passate dalla Fiera di Roma, vi invito a venire e dire la vostra; l’approccio sar solo costruttivo: tutti vogliamo che le tecnologie vengano utilizzate in modo capillare ed efficiente anche nel settore pubblico.

Nel processo di domani la PA digitale, nel peggiore dei casi, rischia di essere condannata a migliorare!

Internet per Parlamentari

On ven, 6 marzo 2009, in Blogging, Istituto Politiche Innovazione, by Ernesto Belisario

Nel corso delle ultime settimane si molto discusso dei tentativi del nostro Parlamento di scrivere nuove regole in materia di nuove tecnologie.

In molti casi tali interventi normativi hanno evidenziato una scarsa consapevolezza da parte del nostro legislatore del fenomeno Internet, delle dinamiche della circolazione dei contenuti digitali nello spazio telematico e delle straordinarie potenzialit che la Rete offre ai cittadini, alle imprese ed alla politica.

Per questo motivo, con gli amici dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione abbiamo pensato di fare qualcosa di concreto, facendo incontrare il legislatore con alcuni dei pi grandi esperti italiani di internet e societ dell’informazione. E’ nato cos “Conversazioni su internet, diritto e politica dell’innovazione“, un ciclo di incontri, la cui partecipazione riservata ai Parlamentari, che si svolger tra il 18 marzo e il 21 aprile 2009.

Lobiettivo della nostra iniziativa quello di consentire ai Parlamentari di comprendere dalla viva voce di importanti ed autorevoli relatori – che si sono dichiarati disponibili a prendere parte alliniziativa a titolo gratuito – quali siano le dinamiche della circolazione dei contenuti digitali nello spazio telematico e, pi in generale, quali siano le potenzialit del web per il sistema Paese da un punto di vista sociale, economico e politico.

Ringrazio fin da ora tutti coloro che hanno accettato di partecipare a quest’iniziativa e mi auguro che i nostri rappresentanti dimostrino interesse per la rete e le sue problematiche, in modo che un dibattito serio e costruttivo possa finalmente iniziare.

Come molti di voi sapranno, gioved scorso si tenuta a Roma, presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati la Conferenza “Cultura digitale e politica dell’innovazione” che ho organizzato con gli amici dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione (qui trovate un resoconto). L’incontro ha destato grande interesse (grazie a Massimo Melica ne ho parlato nel corso della trasmissione radiofonica “Codice Binario” che potete riascoltare in podcast cliccando qui) e la partecipazione ha superato le pi rosee previsioni sia in sala sia nella diretta streaming. Nei prossimi giorni metteremo on line i video con gli interventi dei numerosi e qualificati relatori che hanno reso la Conferenza una rara occasione di confronto e dibattito.

Coerentemente con l’impostazione pragmatica che lo contraddistingue, l’Istituto ha presentato nel corso della Conferenza un White Paper che contiene le proposte concrete di intervento normativo in materia di cultura digitale sul quale vogliamo che si apra un dibattito. Lo condivido con voi embeddandolo qui sotto:

White Paper (Cultura Digitale e Politica Innovazione

Nel documento abbiamo provato ad enucleare alcune proposte di intervento legislativo; qualcuno di voi potrebbe obiettare che non servono regole alla rete, perch la rete nata libera. A questi rispondo che il nostro obiettivo non quello di burocratizzare la rete, tutt’altro: quello di porre regole che siano condivise e consapevoli delle peculiarit e della storia delle nuove tecnologie. L’unico nostro interesse che vengano rimossi i freni (anche normativi) che rallentano l’innovazione nel nostro paese; l’attivit dell’Istituto non si esaurisce nel convegno, vogliamo che tutti quelli che hanno a cuore l’innovazione in Italia contribuiscano ad elaborare le nuove regole che vogliamo il legislatore recepisca. Ho provato a spiegarlo nel corso della presentazione del white paper di cui di seguito riporto le slides.

Perch la Puglia non la California

On mar, 21 ottobre 2008, in E-government, Segnalazioni, by Ernesto Belisario

Sabato scorso, in rappresentanza dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione, ho partecipato a “Occasione Perduta?“, evento organizzato a Pisa dall’instancabile Flavia Marzano in cui si discusso dello stato dell’innovazione nel nostro Paese.

Arrivato il mio turno, ho aperto il mio breve intervento con una domanda: davvero utile che decine di associazioni si riuniscano intorno ad un tavolo per parlare di innovazione e formulare proposte da rivolgere alle istituzioni? Internet e le nuove tecnologie non si sono forse imposte senza aver bisogno di tutto questo?

La domanda era, evidentemente, provocatoria: soltanto i Paesi che hanno adottato politiche avvedute sono riusciti a sfruttare appieno i vantaggi che l’innovazione porta con s. Le tecnologie da sole non bastano: da anni sento dire che Internet porter in Cina maggiori diritti, mentre in realt politiche improntate alla censura e all’oppressione hanno ridotto quasi del tutto la portata dirompente del web. Cos come non pu essere casuale che Google sia nato in USA e non in Italia (un libro di Franco Tat di qualche anno fa si intitolava – appunto – “Perch la Puglia non la California“).

LItalia un Paese nel quale, finora, troppo spesso, linnovazione stata considerata parte integrante a volte regina e a volte cenerentola di spot elettorali, oggetto di provvedimenti promozionali o piuttosto approvati in una logica di emergenza.

Se si vuole cogliere le enormi opportunit che linnovazione offre al Sistema Paese non solo in una prospettiva di sviluppo economico ma anche in una prospettiva di crescita culturale e di incremento della partecipazione attiva dei cittadini alla vita politica del Paese occorre iniziare a tracciare le linee di una politica dellinnovazione seria, matura e condivisa.

In quest’ottica l’Istituto per le Politiche dell’Innovazione ha elaborato una serie di proposte che ha uploadato su piattaforma wiki e che potete trovare qui. Si tratta di una versione 1.0 pubblicata per aprire un dibattito su questi temi ed iniziare ad innovare anche i processi di decisione sfruttando le nuove tecnologie.

Tutti coloro che hanno a cuore le sorti dellinnovazione in Italia possono, da oggi, modificarlo, integrarlo e criticarlo. I risultati cui si perverr verranno poi inviati ai decisori pubblici e privati e presentati nellambito di una conferenza nazionale sulla politica dellinnovazione che si terr nei prossimi mesi.

Le politiche dell’innovazione (versione 1.0)

On dom, 6 luglio 2008, in Leggi vecchie e nuove, Segnalazioni, by Ernesto Belisario

Gioved scorso, insieme ad alcuni amici, abbiamo presentato l’Istituto per le Politiche dell’Innovazione in un’interessantissima tavola rotonda tenutasi nell’ambito della VII Conferenza sul Diritto Amministrativo Elettronico. Alla manifestazione sono intervenuti rappresentanti delle Istituzioni, delle pi importanti multinazionali dell’innovazione, dei consumatori, delle associazioni di imprenditori.

Tutti gli interventi hanno confermato la bont delle ragioni che ci hanno condotto a costituire l’Istituto: l’innovazione un bene comune ma nel nostro Paese mancano politiche serie e coerenti in materia.
L’Istituto (apartitico e indipendente) si propone di studiare le tematiche dell’innovazione da ogni possibile angolo di visuale (giuridico, informatico, economico e sociologico), raccogliere stimoli dal mondo universitario come da quello imprenditoriale, fornire occasioni di confronto, dialogo e collaborazione tra aziende, istituzioni e societ civile e, quindi, formulare al Governo ed al Parlamento proposte, idee e suggerimenti per la gestione di una politica dell’innovazione che consenta al Paese di cogliere le opportunit che le nuove tecnologie offrono.

L’Istituto ha inteso fin da subito rivitalizzare il dibattito sull’innovazione in Italia attraverso un primo contributo: il documento “La politica dell’innovazione“. Si tratta di una versione 1.0, pubblicata per aprire il confronto e aperta a tutti i suggerimenti, critiche e le proposte di chi intende collaborare con il proprio tempo e le proprie competenze alla politica dell’innovazione.

Del resto, come Voltaire, credo che i documenti pi utili, al pari dei libri, siano quelli in cui “i lettori fanno essi stessi met del lavoro: penetrano i pensieri che vengono presentati loro in germe, correggono ci che appare loro difettoso, rafforzano con le proprie riflessioni ci che appare loro debole“.

I risultati cui si perverr verranno poi presentati nell’ambito di una nuova conferenza nazionale sulla politica dell’innovazione che si terr nel prossimo autunno.