Gordon Bell: l’uomo che ricorda troppo

On dom, 27 settembre 2009, in Miscellanea, Privacy, Segnalazioni, by Ernesto Belisario

Oggi Repubblica ospita un’intervista a Gordon Bell, la cui storia ritengo di grande interesse non solo per il diritto delle nuove tecnologie.

Gordon Bell non ha bisogno di ricordare, ma non ha possibilit di dimenticare. Gordon Bell non il personaggio di un romanzo o di un film di fantascienza n un novello Pico della Mirandola. Mr. Bell ha 75 anni e, come tutti noi, dimentica accidentalmente le cose. Diversamente da noi, per, un ricercatore della Microsoft’s Bay Area Research Centre di San Francisco e da quasi dieci anni fa la cavia ad un suo progetto di ricerca dal nome indicativo: MyLifeBits. Dal 2001 Gordon, grazie alle nuove tecnologie informatiche, registra tutta la sua vita in un enorme database (archivio), realizzandone una vera e propria copia digitale. Porta sempre con s una minuscola macchina fotografica che scatta una foto ogni minuto e indossa alcuni sensori in grado di notare e memorizzare i cambiamenti della luce (ad es. se entra in un caff) o della temperatura.

gordon bell and sensecam

(Gordon Bell in una foto di Aquillo)

Ma non tutto: le conversazioni e le telefonate di Gordon vengono registrate e tutti i suoi spostamenti sono tracciati grazie ad un dispositivo GPS. Dopo quasi dieci anni di progetto, la memoria digitale di Mr. Bell costituita da migliaia di video, file audio, foto digitali, e-mail e pagine Web; tutto quello che Gordon ha fatto, visto o letto stato trasformato in bit ed finito in un gigantesco archivio digitale la cui consultazione consente di ricostruire in pochi secondi e con precisione assoluta ogni minimo particolare.
Da poco tempo Mr. Bell raccoglie e immagazzina anche i dati relativi alla sua salute, ai battiti del cuore e alle calorie; questo fa si che Gordon, a differenza di molti suoi coetanei, non debba preoccuparsi della perdita della memoria che reca con s la vecchiaia.
I risultati di questo progetto sono talmente apprezzabili che sono gi iniziate le applicazioni terapeutiche e le stesse tecnologie vengono attualmente utilizzate su un ristretto numero di persone che soffrono di malattie neuro-degenerative. In questi casi i benefici sono innegabili e si aiutano i pazienti a vivere con meno ansia la propria vita nella malattia.
Dal punto di vista tecnico il problema principale appare solo uno: quanto spazio necessario per memorizzare digitalmente una vita intera? Per fortuna, si tratta di uno spazio ancora troppo grande per ipotizzare limmediata diffusione di questa archiviazione digitale delle nostre vite. Ma tra pochi anni la tecnologia ovvier a questo ostacolo e sarebbe quindi auspicabile riflettere fin dora sui rischi di un uso generalizzato di queste applicazioni: se le valenze terapeutiche sono indubbie, i risvolti di una diffusione generalizzata sono quantomeno inquietanti.

Innanzitutto il rischio pi grave quello che questa tecnologia potrebbe indurre gli individui a comportarsi diversamente; a prescindere dalle problematiche di privacy (di cui lo stesso Bell appare consapevole) e di propriet della memoria digitale (cosa succede al momento della morte con tutte le informazioni memorizzate?), se tutto registrato e pu essere accuratamente esaminato probabilmente le persone si comporteranno diversamente ed avremo un mondo di conformisti.

E poi, opinione generale che molte cose sia preferibile dimenticarle: come diceva Khalil Gibran, anche loblio una forma di libert.

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