Nella speranza di fare cosa gradita ai lettori di questo blog, segnalo che il Laboratorio di ingegneria dei sistemi urbani e territoriali della Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi della Basilicata organizza la Sesta Conferenza Nazionale in Informatica e Pianificazione Urbana e Territoriale – INPUT 2010 che si terrà a Potenza dal 13 al 15 settembre 2010 presso il Campus di Macchia Romana.

INPUT 2010

La Conferenza è densa di sessioni ed interventi interessantissimi (il programma definitivo completo è disponibile qui) e sarà sicuramente una preziosa occasione di approfondimento e confronto sull’applicazione dell’informatica nella pianificazione.

Nel pomeriggio del 14 sarò impegnato come relatore in una sessione dedicata a “Innovazione tecnologica ed efficienza delle PA” e parlerò di un tema che mi sta molto a cuore: l’Open Data. L’obiettivo è quello di tracciare le prospettive che questa nuova prassi amministrativa può aprire per la pianificazione e, perché no, cercare di convicere le Amministrazioni presenti a liberare i propri dati.

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In queste ore stanno facendo molto discutere le dichiarazioni del prof. Enzo Boschi, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. L’INGV è un ente di ricerca (istituito con D. Lgs. n. 381/1999) che, da qualche tempo, rende pubblici sul proprio sito i dati relativi ai terremoti; si tratta di un raro (ed intelligente) esempio di diffusione on line dei dati pubblici.

La mappa dei terremoti dal sito INGV

Dal presidente di un ente pubblico illuminato sarebbe stato lecito aspettarsi un’ulteriore accelerazione verso vere e proprie politiche di Open Data e, invece, si apprende che l’Istituto starebbe valutando di smettere di rendere pubblici i dati sui terremoti per evitare che “vengano travisati“.

Sono sicuro che si tratta di una provocazione, ma ritengo che questa “minaccia” sia assolutamente sbagliata, fuori luogo e anacronistica, dal momento che giunge proprio nel momento in cui tutto il mondo va nella direzione di liberare i dati pubblici on line senza alcuna limitazione e restrizione (basti pensare a www.deepwaterhorizonresponse.com, il sito realizzato dall’Amministrazione USA per diffondere le informazioni sulla catastrofe ambientale verificatasi nel Golfo del Messico).

Anche la motivazione addotta dal prof. Boschi è assai discutibile: “visto che usate i dati per giungere a conclusioni diverse dalle nostre, non li pubblichiamo più“.

Nel momento in cui un dato viene reso pubblico non si può impedire a chi vuole di interpretarlo o rielaborarlo e il prof. Boschi dovrebbe essere contento del fatto che le pagine del sito INGV siano visitate; sono persuaso, infatti, della circostanza per cui i cittadini e i media siano in condizione di valutare nel tempo l’affidabilità delle diverse interpretazioni fornite, distinguendo i veri esperti dalle “Cassandre” e dagli opportunisti.
Al contrario, non pubblicare i dati significa sottrarsi ad ogni confronto e non avere fiducia nell’opinione pubblica e nei cittadini, non visti come utenti cui rendere conto ma come sudditi che non meritano di essere informati.

Le dichiarazioni del prof. Boschi dimostrano, semmai, che l’effettiva realizzazione anche nel nostro Paese di politiche di Open Government passa per nuove norme che impongano agli Enti di liberare i dati; diversamente, ciascuna Amministrazione, sulla base delle convenienze del momento, potrebbe decidere di privare i cittadini di quello che deve essere riconosciuto come un vero e proprio bene della vita: l’accesso all’informazione pubblica.
Sono sempre di più i Paesi che hanno deciso di farne un vero e proprio diritto e alcuni, come il Kenia, hanno addirittura deciso di inserirlo in Costituzione.

Se nel nostro ordinamento giuridico ci fosse una disposizione analoga, nessuno potrebbe pensare di tenere nel cassetto dati pubblici (acquisiti con soldi e nell’interesse dei cittadini).

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Dopo una lunga pausa, ritorna l’appuntamento conOpen Links, rubrica nata per raccogliere segnalazioni, notizie e spunti in materia Open Data e Open Government.
L’autunno che sta arrivando sarà  molto intenso e mi vedrà  impegnato (insieme agli amici di sempre) in tante iniziative per la diffusione della dottrina Open anche nel nostro Paese; come già  ho scritto, non bisogna perdere altro tempo, anche perché sono sempre più i Paesi che intraprendono politiche di questo tipo, sperimentandone i vantaggi e non possiamo correre il rischio di rimanere ancora indietro.

1. Negli USA, ad esempio, è stata lanciata l’iniziativa Code for America, progetto non governativo finalizzato a mettere in contatto la community degli svilppatori con le amministrazioni locali. Nel video che embeddo qui sotto, l’iniziativa è promossa da alcuni dei più autorevoli protagonisti del Web 2.0.

2. Il movimento dell’Open Government continua ad ottenere importanti successi anche fuori dagli USA. Anche in Australia, dove il Governo aveva costituito una vera e propria Taskforce per il Governo 2.0, è stato adottato un documento ufficiale (Declaration of Open Government) in cui l’esecutivo si impegna ad utilizzare le tecnologie per assicurare maggiore trasparenza e agevolare la collaborazione con i cittadini.

3. In Inghilterra il Governo ha deciso di accelerare sulla strada dell’Open Data: il Primo Ministro, infatti, ha nominato un nuovo comitato che si occupa proprio della trasparenza del settore pubblico: il Public Sector Transparency Board.
Il comitato, presideduto dal Ministro competente (a dimostrazione dell’importanza che la materia ha per il Governo) e composto – tra gli altri – da persone del calibro di Tim Berners-Lee e Rufus Pollock, si è già  messo al lavoro e sta elaborando i principi cui improntare tutte le iniziative di liberazione dei dati pubblici; si tratta di un lavoro da seguire con interesse ed attenzione.

4. Anche la Grecia, nonostante la gravissima crisi economica attraversata, ha deciso di intraprendere la strada dell’Open Data; nei giorni scorsi è stato lanciato il sito geodata.gov.gr dedicato ai dati geospaziali. Anche questo progetto è stato realizzato grazie al contributo di un gruppo di lavoro ad hoc, costituito dal Primo Ministro.

Sarebbe auspicabile che un’iniziativa analoga venisse assunta anche dal Governo Italiano ma, al momento, sembra un’utopia visto il totale disinteresse dimostrato per le tematiche Open.

Buona lettura e alla prossima :-)

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Con l’articolo dal titolo “Open Government, non perdiamo altro tempo” inizia oggi la mia collaborazione con Apogeonline, webzine della casa editrice Apogeo.
I temi che affronterò sono particolarmente cari ai lettori di questo blog e riguardano, in particolare, l’Open Government e la liberazione dei dati pubblici, la sua evoluzione, le sue implicazioni per amministrazioni e cittadini, e – naturalmente – la sua diffusione nel nostro Paese.
Ringrazio Sergio Maistrello, coordinatore editoriale della rivista, per la sensibilità mostrata nei confronti di questo argomento e per avermi dato la possibilità di dare il mio modesto contributo alla causa del movimento Open Gov nel nostro Paese.

Buona lettura :-)

Making Public Records Public: Why open formats are essential for sharing and preserving government data
(Immagine di opensourceway)

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Tra pochi giorni, il 28 e 29 giugno 2010, si terrà a Firenze l’iniziativa ToscanaLab2010, evento verticale dedicato al Web, ai social media e al mondo della comunicazione digitale organizzato dalla Fondazione Sistema Toscana.

Il tema di questa seconda edizione è “Internet Better Life“(qui il programma dettagliato del 28 e qui quello del 29) e sarà occasione riflessione e confronto su

come internet e il web 2.0 contribuiscono a migliorare la vita degli individui, veicolando in modo diverso e più ricco la conoscenza, modificando le relazioni tra le persone e trasformando di fatto l’azione sociale, con un approccio allargato e partecipativo.

Con grande piacere, parteciperò anch’io all’evento con un intervento dal titolo “Open Government: miti, realtà e speranze“, nell’ambito del workshopInternet Better Society” che si terrà nella mattinata del 29 e in cui si parlerà di come Internet sta cambiando il modo di fare politica, amministrazione e giornalismo; all’incontro, moderato da Antonio Sofi, parteciperanno anche Sergio Maistrello, Livia Iacolare, Dino Amenduni e Antonella Napolitano.

Spero di incontrarvi in tanti :-)

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Benvenuti al terzo appuntamento con la rubrica “Open Links“, rubrica nata per raccogliere segnalazioni, notizie e spunti in materia Open Data e Open Government.
La settimana appena conclusa ha dimostrato che la marcia del movimento “Open” è iniziata anche in Italia, nonostante freni e (falsi) problemi di ogni tipo: giuridico, culturale ed organizzativo.

1. L’argomento della liberazione dei dati pubblici è ormai uscito dalla cerchia dei soliti addetti ai lavori e sono sempre più quelli che vogliono capire di cosa si tratta; per questo, lunedì scorso, insieme a Gigi, sono stato ospite di Luca Tremolada (che ringrazio) a Novalab24 per una prima introduzione all’Open Government. Chi ha perso la puntata può riascoltare il podcast disponibile qui.

2. Sempre lunedì scorso si è tenuto presso la sede dei Radicali Italiani un interessante incontro in cui è stato fatto il punto sulle principali iniziative di Open Government intraprese all’estero e ho affrontato (sempre insieme al mio amico Gigi Cogo) i principali nodi da sciogliere per l’adozione di politiche analoghe nel nostro Paese. Ringrazio Diego Galli e Luca Nicotra e tutti i presenti (dirigenti, parlamentari, consiglieri regionali e semplici militanti) che hanno dimostrato, oltre ad un elevato livello di conoscenza dei problemi, anche la voglia di capirne di più per tradurre la filosofia dell’Open Data in atti normativi ed amministrativi.
Qui sotto embeddo il video della registrazione integrale dell’evento.

3. Devo poi segnalare uno dei primi, significativi, tentativi di Open Data italiani: si tratta di dati.piemonte.it, ambizioso progetto lanciato negli scorsi giorni dalla Regione Piemonte per il riuso delle proprie informazioni. Sicuramente si tratta di una beta, perfettibile, ma è importante perchè dimostra che piccole e grandi Amministrazioni, se lo vogliono, possono già fare tanto… senza aspettare nuove norme e direttive.

4. Dopo aver fatto il punto su quanto sta accadendo in Italia, segnalo How Open Data Applications are Improving Government, post pubblicato su Mashable in cui si spiega come le applicazioni che stanno nascendo grazie ai “dati liberati” stanno migliorando la qualità delle scelte governative e stanno rendendo i cittadini sempre più consapevoli.

5. Concludo, segnalando a quanti fossero interessati un importate appuntamento che si terrà a Madrid, il prossimo 9 giugno: si tratta del meeting “Realising the value of Public Sector Information” organizzato da Proyecto Aporta e ePSIplatform. Al link trovate tutte le informazioni su programma e registrazione (la partecipazione è gratuita).

Buona lettura e alla prossima :)

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I lettori di questo blog se ne saranno accorti, in queste ultime settimane mi sto occupando molto delle tematiche legate all’Open Government. Il mio interesse per gli aspetti giuridici ed organizzativi non è solo quello dello studioso che vuole esaminare un modello e approfondirne i punti di forza e di debolezza, ma quello di chi vuole provare a comprendere quali sono gli ostacoli che stanno impedendo che negli atti dell’e-government nostrano non si parli ancora di Open Data in modo convinto e sistematico.

Negli ultimi tempi mi sono confrontato con molte Amministrazioni: alcune non capiscono immediatamente l’importanza e la portata rivoluzionaria di politiche di tipo Open, altre (come spesso accade in Italia) prendono tempo: tempo per studiare, tempo per mettere a punto piani e strategie. Tutto diventa dannatamente complicato.

E’ per questo che guardo sempre con un po’ di invidia a quei Paesi in cui le innovazioni sono fatte in modo rapido e semplice, quasi naturale.

Due esempi recenti.
Il primo: venerdì scorso il nuovo Primo Ministro inglese, David Cameron, con un post sul proprio sito istituzionale ha inaugurato un proprio podcast in cui ha annunciato un piano per la trasparenza, sostenendo cose talmente ovvie da sembrare rivoluzionarie:

“Se c’è una cosa che ho notato da quando faccio questo lavoro, è che tutte le informazioni sul governo, sui soldi che spende, su come li spende, sui suoi risultati, sono conoscibili solo da Ministri e funzionari governativi.
Penso che questo sia ridicolo. E’ il vostro denaro, il vostro governo, dovreste sapere cosa sta succedendo. Per questo andremo a squarciare quel velo di segretezza che avvolge queste informazioni e daremo la massima trasparenza possibile. Rendendo pubbliche queste informazioni, sarete in grado di chiedere conto al Governo per le sue scelte”.

Il podcast di David Cameron è illuminante non solo per i contenuti (che determineranno un’ enfasi ancora maggiore sui temi dell’Open Data), ma anche per la forma: un semplice file audio, senza nessun editing, registrato sul treno che riportava il Primo Ministro a Londra dopo un viaggio nello Yorkshire. Le innovazioni si fanno anche così, senza mega-progetti faraonici, con un banale file .mp3.

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Il secondo caso che mi ha colpito è rappresentato dal sito che è stato allestito a seguito della catastrofe ecologica verificatasi nel Golfo del Messico di cui tanto si sta parlando nelle ultime ore. II sito, raggiungibile all’indirizzo www.deepwaterhorizonresponse.com, non solo contiene informazioni aggiornate sull’emergenza, ma ha un’apposita sezione dedicata ai suggerimenti che possono arrivare da chiunque creda di avere una soluzione per risolvere questo gravissimo problema. Avete capito bene, chiunque (attraverso questo semplice form) può indicare un possibile rimedio che sarà esaminato dalle Autorità competenti e dalla British Petroleum; finora sono arrivate circa 8.000 proposte.
Si tratta, a mio avviso, di una dimostrazione molto importante dei benefici che si possono avere se i cittadini si considerano come risorsa e non come sudditi.

Anche in Italia, le nuove tecnologie potrebbero essere utilizzate da subito, in modo semplice e veloce, per assicurare trasparenza e coinvolgere i cittadini nel processo decisionale. Come? Parliamo, ad esempio, della c.d. “manovra economica” che è stata approvata negli scorsi giorni dal Governo.
Tutti ne parlano, giornali e telegiornali dedicano a questa notizia i titoli di apertura, ma se andate sul sito del Governo non trovate più di uno scarno comunicato stampa o la conferenza stampa del Presidente Berlusconi e del Ministro Tremonti. Per trovare il testo del provvedimento bisogna andare sui siti di alcuni quotidiani (il Corriere della Sera lo ha pubblicato qui, in formato .pdf). Ebbene, la domanda nasce spontanea: perchè non rendere disponibile il provvedimento (anche in testo provvisorio) direttamente sui siti istituzionali? Credo che la trasparenza nella genesi di un provvedimento così importante per lo Stato e per i cittadini sia assolutamente doverosa.
E poi, perchè non indire una consultazione pubblica relativa alle misure da adottare per uscire dalla crisi? Sono sicuro che arriverebbero molte segnalazioni interessanti e meritevoli di essere accolte.

Essere trasperenti e aperti alla partecipazione, con le nuove tecnologie, è facilissimo.

Basta poco, che ce vo’? :)

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Proprio ieri parlavo dell’atmosfera che si respirava quest’anno al FORUMPA 2010; la sensazione di vivere una “primavera dell’innovazione” era resa ancor più reale delle conversazioni avvenute a margine dei tavoli e delle presentazioni.
Il tema del momento era (ed è ancora di più) quello dell’open government, che è stato affrontato da tutti i punti di vista: tecnologico, sociale, organizzativo e – ovviamente -anche giuridico.
Per provare a darvi uno spaccato di quello che ci siamo detti, qui sotto riporto una piacevole intervista che l’amico Gigi Cogo (infaticabile animatore del Barcamp) ha fatto a me e ad un altro amico, Guido Scorza, in cui partendo dalle questioni giuridiche si arriva a parlare degli ostacoli culturali che, in questo momento, il modello “Open” sta incontrando nel nostro Paese.

Buona visione :)

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Benvenuti al secondo appuntamento con la rubrica “Open Links“, nata per segnalare notizie, idee e commenti in materia Open Data e Open Government.

Nel corso degli ultimi giorni, il tema della “liberazione dei dati” è diventato di grandissima attualità, iniziando ad uscire dalla ristretta cerchia degli addetti ai lavori e, al FORUMPA 2010, è stato sicuramente uno degli argomenti più gettonati: sono sempre più le Amministrazioni e gli Enti intenzionati ad intraprendere politiche ispirate alla filosofia dell’Open Data.

1. Mi sembra doveroso iniziare dall’approfondimento dedicato all’Open Data da Nova 24 del 13 maggio, che è interamente disponibile on line a questo indirizzo: http://novareview.ilsole24ore.com/pubblica-amministrazione; si è trattato di un importante punto di partenza per le future discussioni. Consiglio a chi è interessato alla materia, di inserire nei propri bookmarks (o feeds) anche i siti degli altri amici che, oltre a me, hanno contribuito allo speciale: Gigi Cogo, Nicola Mattina, Matteo Brunati e Titti Cimmino.

2. La necessità di avviare serie politiche di Open Government anche nel nostro Paese appare ancora più evidente alla luce dei dati contenuti nel Rapporto 2010 delle Nazioni Unite sullo stato dell’e-government nel mondo (il cui testo integrale è disponibile qui). Ancora una volta, i dati relativi all’Italia non sono esaltanti (38° posto, ad una distanza siderale dai Paesi che occupano le prime posizioni); particolarmente interessante  la sezione dedicata all’Open Data model in cui sono illustrati i benefici economici che si possono ricavare dalla liberazione dei dati proprio in tempo di crisi.

3. Segnalo anche l’interessante articolo Goodbye Gordon Brown: but thanks for the data … and the campaign goes on, pubblicato sul blog di Free Your Data (iniziativa del popolare “Guardian“) in cui si dà atto che il cambio di maggioranza nel Regno Unito non significa che (come spesso accade in Italia) il progetto del vecchio Governo verrà abbandonato; al contrario, il nuovo esecutivo ha intenzione di potenziare le iniziative già in essere e di liberare sempre più dati.

4. Data.gov: Pretty Advanced for a One-Year-Old, post di Vivek Kundra sul blog dell’Open Initiative in cui si fa il punto sullo stato del progetto ad un anno dall’avvio e si comincia a parlare di una “fase 2″, lanciando una vera e propria consultazione via twitter.

Per finire, vi segnalo questo video di Tim Berners Lee, registrato in occasione dell’ultimo TEDUniversity 2010 (e sottotitolato anche in italiano), in cui ad un anno dall’ormai noto “raw data now“, vengono mostrati un po’ degli interessanti risultati che possono nascere una volta che i dati vengono pubblicati e messi in relazione tra loro.

Di questo e della “via italiana all’Open Gov” io e l’amico Gigi Cogo parleremo lunedì 24 maggio, alle ore 16.30, su Radio24 nel corso della trasmissione Novalab ospiti di Luca Tremolada.

Buon ascolto e alla prossima :)

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Su Nova24 che trovate in edicola oggi (13 maggio 2010) è ospitato un interessante approfondimento sul tema dell’Open Government, che – con approccio pragmatico – tenta di spiegare perché questo nuovo modello di attività amministrativa funziona e può produrre vantaggi per cittadini, imprese e per lo stesso settore pubblico.

Nova24 n. 223

La storia di copertina è firmata dall’ottimo Gigi Cogo e il paginone centrale è dedicato all’illustrazione di alcuni casi ed applicazioni di successo e contiene un mio contributo per la parte normativa, uno di Nicola Mattina per quella relativa alla Partecipazione e uno di Matteo Brunati e Titti Cimmino per il Web Semantico.
Segnalo anche un articolo di Luca Tremolada in cui sono contenute alcune mie considerazioni sui nodi da sciogliere per una via italiana all’Open Data.

Buona lettura e…. ne riparliamo il 19 maggio al Barcamp INNOVATORIPA!

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Diritto 2.0 e' curato da Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie.