Negli ultimi giorni si sono riaccese le speranze degli innovatori dItalia in merito allavvio di una vera e propria Agenda Digitale.
Con discontinuit rispetto al precedente esecutivo, nel Governo Monti la delega allInnovazione stata assunta non dal Ministro della Pubblica Amministrazione bens da quello dellIstruzione, Universit e Ricerca, prof. Francesco Profumo.
Il Ministro, da subito, ha rilasciato dichiarazioni che riflettono lelevata considerazione che ha di questi temi. Tuttavia, dal momento che lItalia abituata ad annunci cui non sono seguite azioni concrete, nessuno si stupir – n si offender – se sospendo il giudizio (e lentusiasmo) fino alladozione di concreti provvedimenti.
Di sicuro, il Ministro Profumo si contraddistinto per una specifica azione intrapresa nelle ultime settimane che rappresenta unassoluta novit: per scegliere sei stretti collaboratori, pur non essendovi obbligato, ha attivato un avviso pubblico destinato a giovani esperti nei seguenti ambiti di attivit: nuovi media, e-government, open data, social innovation.
Purtroppo per il Ministro (e quindi per noi) non tutto andato liscio; infatti, a prescindere dalle valutazioni sul merito dei requisiti per partecipare alla procedura, ci sono stati alcuni problemi:
- il bando stato pubblicato sotto forma di scansione delloriginale cartaceo, in modo non conforme alla normativa vigente in materia di accessibilit (Legge n. 4/2004);
- il termine per la presentazione delle candidature previsto dal documento inizialmente pubblicato era il 15.01.2011. Di conseguenza si resa necessaria una correzione di errore materiale (effettuata a penna) di cui nessuna notizia stata data sul sito del Ministero (che, per inciso, non usa un dominio .gov.it cos come la normativa vigente imporrebbe);
- lunica modalit prevista per la presentazione delle candidature era la posta elettronica ordinaria (allindirizzo candidature.gab@istruzione.it) e non la PEC come il Codice dellAmministrazione prevede per i rapporti tra PA e privati;
- allatto dellinvio della candidatura allindirizzo previsto nel bando, pi di qualcuno (tra cui il sottoscritto) ha ricevuto una e-mail di errore, senza la possibilit di poter contattare il responsabile del procedimento in quanto il termine previsto per la presentazione delle candidature scadeva in un giorno festivo (15.01.2012).
Cose che capitano mi si dir.Certo, ma sono emblematiche del lavoro che c da fare.
Se dal punto di vista della procedura non dubito che il Ministero riaprir doverosamente i termini per la presentazione delle candidature, non posso fare a meno di notare come questa vicenda rappresenti bene che lItalia non ha ancora completato la transizione verso una PA che usa le tecnologie in modo consapevole e corretto per la gestione dei procedimenti amministrativi.
Una volta tanto, non un problema di norme: queste ci sono e devono essere rispettate, tanto pi se si tratta di un Ministero.
La prima sfida che il nuovo Governo deve affrontare quella di rendere la PA moderna, completando ed attuando le riforme approvate negli scorsi anni.
Mi rendo conto che non un obiettivo roboante (da titoli sui giornali), ma cruciale: non si pu avere una (vera) Agenda Digitale se non si unAmministrazione (davvero) Digitale!
UPDATE del 16.1.2012 (ore 15.10): Il Ministero con una nota pubblicata sul proprio sito prende atto dei problemi verificatisi sulla casella di posta elettronica “candidature.gab@istruzione.it” e riapre i termini per la presentazione delle candidature (solo) fino alle 11 del 17 gennaio 2012.
Una piccola rivoluzione, sicuramente la fine di unera: dal 1 gennaio 2012 le Amministrazioni non possono pi richiedere n accettare certificati dai propri utenti.
Tale cambiamento, fortemente voluto dal precedente Ministro Brunetta e portato avanti dallattuale Ministro Patroni Griffi, conseguenza dellentrata in vigore delle modifiche alla disciplina dei certificati e delle dichiarazioni sostitutive contenute nel Testo Unico D.P.R. 445 del 28/12/2000, introdotte con lart. 15, comma 1, della Legge 12/11/2011 n. 183.
In base a tali disposizioni, le Pubbliche amministrazioni non possono richiedere atti o certificati contenenti informazioni gi in possesso di un ufficio pubblico.
Infatti, secondo il nuovo art. 43 D.P.R. n. 445/2000,
Le amministrazioni pubbliche e i gestori di pubblici servizi sono tenuti ad acquisire dufficio le informazioni oggetto delle dichiarazioni sostitutive di cui agli articoli 46 e 47, nonch tutti i dati e i documenti che siano in possesso delle pubbliche amministrazioni, previa indicazione, da parte dellinteressato, degli elementi indispensabili per il reperimento delle informazioni o dei dati richiesti, ovvero ad accettare la dichiarazione sostitutiva prodotta dallinteressato
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I lettori di questo blog ricorderanno che in passato mi sono occupato di Normattiva, il sito destinato ad ospitare la banca dati gratuita di tutte le leggi vigenti nel nostro Paese.
Il portale ormai attivo da qualche mese e, dal 22 giugno scorso, ospita gli atti normativi della Repubblica Italiana pubblicati dal 1 gennaio 1960 al 31 dicembre 1969.
Purtroppo non stata modificata la pagina “avviso legale” che incredibilmente – tra le altre cose – ancora prevede che “l’unico testo ufficiale e definitivo quello pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Italiana a mezzo stampa , che prevale in casi di discordanza“.
Qualcuno di voi potrebbe pensare “roba da avvocati, l’importante che il servizio esista e funzioni“. Il servizio esiste e, sicuramente, funziona ma il fatto che la raccolta non abbia carattere di ufficialit ne disincentiva l’uso a tutti i livelli: chi si fiderebbe di un’informazione che – per espressa ammissione del suo autore – non affidabile?
A dimostrazione di questa grave criticit, segnalo che N-LEX, la sezione del sito dell’Unione Europea che permette di accedere alle banche dati legislative ufficiali degli Stati Membri, non consente la possibilit di accedere alle norme vigenti nel nosto Paese.
Ho scritto all’Ufficio Pubblicazioni, che cura la pagina, per avere delucidazioni e – diplomaticamente – mi hanno risposto che si sta lavorando per superare alcune criticit relative alla legislazione vigente nel nostro Paese e che non sanno dirmi quanto tempo ci vorr; immagino sar difficile fare capire, a chi non ha dimestichezza con le pervesioni documentali e normative italiane, perch lo stesso soggetto che cura la stampa dei testi normativi non in grado di assicurare un’edizione on line su cui tutti gli utenti possano fare affidamento, riutilizzando liberamente (e senza limiti) i risultati della ricerca.
Un mese fa mi sono occupato di Normattiva.it, il portale statale realizzato dal Poligrafico dello Stato per ospitare la banca dati gratuita di tutte le leggi vigenti.In particolare, segnalai la pagina di avviso legale che, come sostenuto anche dall’amico Guido Scorza (qui e qui), pu essere presa come simbolo delle vicende della (mancata) innovazione nel nostro Paese.
All’epoca il portale era on line da qualche giorno (in beta) e sarebbe dovuto diventare operativo dal mese di marzo 2010. Nel corso degli ultimi giorni sono tornato spesso sul sito www.normattiva.it, ma ogni volta che ho provato ad effettuare la ricerca mi comparsa sempre questa schermata, che indica come – contrariamente a quanto scritto sulla home page del sito – l’accesso non sia ancora possibile per tutti i cittadini.
“Un ritardo di qualche giorno”, “marzo non ancora finito” potrebbe dire qualcuno. A mio avviso, invece, la vicenda particolarmente grave per un duplice ordine di ragioni.
Il primo che in Italia viviamo di perenni progetti-pilota che non entrano mai a regime, di lunghissimi tempi per digitalizzare pochi atti e semplici procedimenti. Un esempio per tutti: negli USA la ormai famosa direttiva dell’Amministrazione Obama sull’Open Government prevedeva che le Amministrazioni rendessero accessibili on line tutti i propri dati nel termine di 45 giorni (si, avete letto bene: solo 45 giorni); nel nostro Paese – in un tempo ben maggiore – lo Stato centrale non riuscito a rendere accessibile a tutti la banca dati delle norme vigenti.
E comunque, nel momento in cui l’Amministrazione non riuscisse a rispettare i tempi che aveva reso noti (marzo 2010), perch non comunicare sullo stesso sito le ragioni del ritardo e la data in cui tutto sar on line? La sensazione, che si ha molte volte nell’e-gov italiano, che l’utente venga trattato non come cittadino che ha diritto ad avere un determinato servizio in tempi certi, ma come un “suddito digitale” che deve accontentarsi di quello che l’Ente – nella sua magnanimit – avr la bont di rendere disponibile, senza dover rendere conto (n tantomeno rispondere) di inconvenienti e ritardi.
L’Open Source nella Pubblica Amministrazione uno degli argomenti storici del diritto delle nuove tecnologie e dell’informatica pubblica, sul quale studiosi ed esperti da un decennio si esercitano in interventi e pubblicazioni (mi sono sorpreso io stesso a pensare quanto tempo sia passato da alcuni articoli).
Numerosi i progetti di legge statali e le leggi regionali in materia (qui un mio modesto contributo sul’argomento), gruppi di lavoro e – addirittura – una Commissione costituita dall’allora Ministro Stanca e guidata da un’illustre personalit (il prof. Angelo Raffaele Meo).
Rileggendo il rapporto di questa Commissione, mi venuto in mente quanto mi ha insegnato uno dei miei Maestri: “se vuoi affossare qualcosa, crea un gruppo di lavoro che ne discuta“; sicuramente la sua era una provocazione, ma – con riferimento all’Open Source nella PA – i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Come spesso accade nella digitalizzazione della PA, alle parole (tante, troppe!) non sono seguiti i fatti: secondo i dati diffusi dallo stesso Ministro Brunetta soltanto il 35% delle Amministrazioni Locali ha fatto ricorso all’Open Source, con progetti “a macchia di leopardo”, legati pi all’iniziativa di qualche cocciuto ed appassionato dirigente, che non rispondenti ad una strategia su larga scala di lungo periodo.
Sia chiaro, non credo che l’Open Source sia la panacea di tutti i mali dell’Amministrazione italiana; chi mi conosce sa che rifuggo dagli approcci “ideologici” (sia quelli pro sia quelli contro il software libero nella PA) e per questo mi sono attirato pi di qualche antipatia.
Da legale, e studioso della PA, non posso non pensare che per l’approvvigionamento del software vanno seguite le stesse regole che ogni Ente deve rispettare per l’acquisto di beni e servizi (come l’approvvigionamento di articoli di cancelleria, o l’affidamento del servizio di pulizia). Sotto questo profilo rilevo una certa riottosit degli informatici a trattare il software in questi termini; “l’informatica ha le sue peculiarit”, mi si dice. Se per questo ogni settore ne ha, ma non si introducono procedure di approvvigionamento diverse per ciascuna categoria di prodotto.
Ripensando alla scarsa fortuna dell’OS nella PA italiana si ha l’impressione che i dibattiti abbiano perso di concretezza, relegando la materia soltanto a scelte di tipo filosofico o politico, deresponsabilizzando completamente le scelte compiute dalle singole Amministrazioni.
Invece, sul punto vigono norme precise e, tutto sommato, condivisibili: per l’acquisizione del software trovano appicazione il Codice dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (D. Lgs. n. 163/2006) e il Codice dell’Amministrazione Digitale (D. Lgs. n. 82/2005).
In particolare l’art. 68 del CAD prevede che le Pubbliche Amministrazioni
acquisiscono, secondo le procedure previste dall’ordinamento, programmi informatici a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico
La norma chiara: la valutazione su caratteristiche e prezzo deve essere fatta di volta in volta, in considerazione della situazione di partenza e delle esigenze di ogni ufficio, soppesandone la convenienza anche in termini economici, al fine di evitare inutili sprechi di denaro pubblico.
Per carit , non mi sfugge che l’adozione del software libero, “non solo questione di soldi“, ma si tratta di un aspetto che deve essere comunque tenuto in conto dall’Amministrazione; e poi, da qualche parte bisogner pure iniziare per valutare quale sia la soluzione pi idonea per un Ente.
Da avvocato e consulente ho visto pi di una delibera con cui l’Amministrazione decideva di acquisire questo o quel programma, ma raramente ho trovato le approfondite valutazioni previste dall’articolo 68 del CAD.
E se un tempo era difficile fare questi calcoli, oggi relativamente semplice, come dimostra questo post dal’approccio molto pragmatico con cui l’Autore chiede perch la propria Amministrazione Comunale non usi OS visto che, da una valutazione sommaria da lui effettuata, tale scelta comporterebbe un risparmio di circa 80.000 Euro.
Lo stesso approccio pragmatico e concreto lo ha recentemente seguito l’Amministrazione australiana, nell’esaminare la proposta di passare completamente dal software proprietario all’Open Source (in base ad un’indagine del 2007, il software libero era utilizzato gi nel 68% degli uffici pubblici di quel Paese). Secondo l’AGIMO (l’Agenzia governativa che si occupa della digitalizzazione), infatti, i costi per la transizione potrebbero essere superiori ai benefici apportati; in un’audizione al Senato, gli esperti del Governo hanno espresso un principio talmente ovvio da sembrare rivoluzionario: “gli enti sono obbligati a considerare il rapporto qualit /prezzo ogni volta che acquistano un software” (nei giorni scorsi i mezzi di informazione avevano pubblicato con molto clamore che ogni anno il Governo Australiano spende oltre 500 milioni di dollari australiani, pi di 325 milioni di Euro, per l’acquisizione di software).
E in Italia? Non mancano gli approcci virtuosi, come dimostrato da questo video (tratto da una puntata di Report di qualche tempo fa) che vi consiglio di vedere
Il problema che casi del genere sono troppo isolati. Le ragioni? Sempre le stesse: l’assenza di politiche di lungo periodo e di metriche per la valutazione dei risultati, oltre alla mancanza di meccanismi di premialit per quei funzionari che facciano risparmiare il proprio Ente (e, quindi, i cittadini).
Come diceva Aristotele, la gratitudine, si sa, “ un sentimento che invecchia presto”.
Sempre pi frequentemente parlo e scrivo di “Pubblica Amministrazione Digitale“, di “Governo 2.0” e – pi in generale – dell’introduzione dell’informatica e delle nuove tecnologie nel settore pubblico.
Spesso qualcuno dei presenti mi dice “questo il futuro!“, volendo intendere che l’Amministrazione italiana ancora saldamente legata al cartaceo oppure cercando di autoconvincersi che il passaggio al digitale, il cambiamento radicale del proprio modo di lavorare, ancora lontano.
Nelle scorse settimane, sistemando la biblioteca di studio, mi ha colpito la quarta di copertina di una Rivista (“La finanza locale” edita da Maggioli) del lontano gennaio 1982. Tale pagina, che riporto qui sotto, promuoveva il convegno “Informatica, sanit e comunit locali” che si sarebbe tenuto a Padova dal 20 al 22 aprile 1982.
Immagino che in quei giorni in tanti, partecipando ai convegni e assistendo alle dimostrazioni, abbiano detto “questo il futuro!“.
Ebbene, non ho potuto fare a meno di riflettere su cosa sia cambiato da allora e, sopratutto, di pormi una domanda: “ma il futuro quando arriva?“.
Qualche mese fa ho salutato con entusiasmo l’annuncio, dato dal Ministro per la semplificazione normativa, relativo al progetto di realizzazione di una banca dati on line che consentisse la consultazione gratuita di tutte le leggi vigenti.
Il portale, realizzato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, on line da qualche giorno (in beta) e – sia pure con qualche ritardo rispetto alla data prevista originariamente – dovrebbe diventare operativo dal 1 marzo 2010.
Da anni ritengo che l’accesso alle norme in Rete sia il primo passo per un’Amministrazione realmente Digitale e, quindi, mi sono precipitato a visitarlo curioso e fiducioso; le mie aspettative, per, sono state subito deluse.
Il sito, raggiungibile all’indirizzo www.normattiva.it (ma non dovevano essere ridotti e razionalizzati i nomi di dominio pubblici?), ha una pagina denominata “Avviso Legale” in cui specificato che:
L’unico testo ufficiale e definitivo quello pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Italiana a mezzo stampa , che prevale in casi di discordanza.
Questo tipo di avvertenza inspiegabile ed assurdo. Basti pensare, ad esempio, che – come i lettori di questo blog ricorderanno – il 31 dicembre 2008 cessata nelle Amministrazioni la diffusione della versione cartacea della Gazzetta Ufficiale; e poi, in Gazzetta Ufficiale non pubblicato il testo vigente dei provvedimenti, ma quello originario (c.d. “storico”). Per non parlare del fatto che la Legge n. 69/2009 (approvata solo pochi mesi fa) ha finalmente previsto che la pubblicit degli atti delle Amministrazioni venga data attraverso i rispettivi siti Web, con pieno valore legale.
Le cose non migliorano se si prosegue nella lettura della pagina “Avviso Legale” del sito Normattiva:
La riproduzione dei testi forniti nel formato elettronico consentita purch venga menzionata la fonte, il carattere non autentico e gratuito. I Testi sono disponibili agli utenti al solo scopo informativo. La raccolta, per quanto vasta, frutto di una selezione redazionale. La Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., non sono responsabili di eventuali errori o imprecisioni, nonch di danni conseguenti ad azioni o determinazioni assunte in base alla consultazione del portale.
Questo disclaimer, che sarebbe legittimo in qualunque banca dati privata, inaccettabile per un sito pubblico! Perch dovrei menzionare la fonte in caso di citazione? Le norme sono forse coperte da copyright? Non mi risulta. Che senso ha dire che i testi di legge (di cui non ammessa l’ignoranza) sono disponibili a solo scopo informativo? E poi, possibile che nel 2010 – per giunta dopo aver provveduto ad una riduzione del numero delle leggi – un sito governativo non sia in grado di darmi un testo digitale “certo”?
Sono molto amareggiato, negli altri Paesi si persegue con successo la filosofia dell’Open Data (Gigi Cogo ne aveva parlato qui), mentre in Italia per avere sicurezza su una previsione normativa dobbiamo procurarci una Gazzetta Ufficiale cartacea. Dove? Ovviamente presso il Poligrafico dello Stato, che ha realizzato il sito Normattiva.
Nel corso dei miei seminari, spesso racconto che Dioniso I, tiranno di Siracusa, appendeva sui muri pi alti della citt le leggi da lui emanate in modo da rendere difficile ai cittadini conoscerle e applicarle; in tal modo egli poteva sempre punirli per il mancato adempimento.
Ebbene, a distanza di oltre 2000 anni, cosa cambiato?
L’anno che si sta concludendo sar sicuramente ricordato come l’anno in cui hanno ripreso slancio le discussioni sull’Amministrazione Digitale, sopratutto a seguito di alcuni interventi normativi (su tutti la Legge n. 69/2009) e in previsione dell’ormai prossima revisione del Codice dell’Amministrazione Digitale.
Nel corso dei tanti convegni, corsi e seminari e attraverso i feedback dei lettori di questo blog, ho avuto modo di constatare come i temi dell’informatizzazione del settore pubblico siano ormai oggetto di un interesse che alcune volte stupisce (positivamente) anche me.
Per provare a stimolare ulteriormente il dibattito, vi segnalo questa intervista che mi ha fatto Claudio Forghieri e che stata pubblicata sul numero di dicembre della Rivista E-gov.
PA e cittadini digitali, se ci siete battete un colpo
Su Punto Informatico di oggi ho provato a spiegare alcune delle novit introdotte in materia di PA digitale da una Legge approvata dal Senato il 26 maggio scorso.
Nei prossimi giorni prover – tempo permettendo – a tornare sullargomento per illustrare pi dettagliatamente le nuove previsioni normative e ad approfondire i punti oscuri e problematici.
Il provvedimento appena licenziato dal Senato (che non stato ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale) introduce nuovi obblighi per gli Enti e nuovi diritti per cittadini e imprese, con la previsione di rigorosi termini entro cui le Amministrazioni dovranno adeguarsi.
I prossimi mesi saranno cruciali lungo la strada verso la compiuta digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e credo che la Rete possa dare un decisivo contributo per evitare che vengano commessi gli errori che, fin qui, hanno segnato il cammino dell’informatica nel settore pubblico.
A tal proposito embeddo qui sotto un’intervista fattami da Gigi Cogo in occasione del Barcamp InnovatoriPA dello scorso 13 maggio.
Questa volta non si pu sbagliare, i danni che un fallimento arrecherebbe al sistema Paese potrebbero essere irrimediabili.














