Nel corso degli ultimi mesi si è parlato molto della Posta Elettronica Certificata (PEC), tecnologia che – nelle intenzioni del legislatore – dovrebbe diventare lo strumento preferenziale di comunicazione tra cittadini, imprese e Pubbliche Amministrazioni.

La scelta di ricorrere alla PEC non mi convinceva (e, onestamente, continua a non convincermi); tuttavia, credo che la Posta Certificata possa essere uno strumento idoneo a semplificare i rapporti, a smaterializzare l’attività amministrativa, a rendere gli uffici pubblici più efficienti e trasparenti, a migliorare la qualità della vita degli utenti.

Ciononostante, ad oggi, sono molte le Amministrazioni che non hanno attivato un indirizzo di Posta Elettronica Certificata (una lista di Enti “fuorilegge” è stata diffusa dallo stesso Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione) e quelle che pure formalmente lo hanno attivato spesso non lo rendono conoscibile ai cittadini, oppure non lo usano.
Embematico, sotto questo aspetto, il video che embeddo qui sotto in cui, alla legittima richiesta di un cittadino lucano di utilizzare la PEC per le comunicazioni, il funzionario (cortesemente e onestamente) risponde che l’Ente ha una casella PEC ma che questa non viene di fato utilizzata e che, pertanto, è consigliabile ricorrere alla tradizionale raccomandata A/R.

Si tratta di argomenti che spesso, negli ultimi mesi, ho sentito quando ho chiesto ad Enti (di ogni ordine e grado) di poter usare la PEC; tuttavia, non sempre si ha la percezione che risposte di questo tipo dimostrano non solo la disorganizzazione dell’Ufficio, ma una grave violazione degli obblighi di legge.
Infatti l’attivazione e l’uso della PEC non sono una concessione rimessa alla discrezionalità (e al “buon cuore”) delle Amministrazioni, ma rappresentano un vero e proprio obbligo per gli Enti che sono tenuti ad assicurare a cittadini e imprese alcuni diritti digitali ormai da tempo consacrati in provvedimenti normativi.
In particolare, ciascuna Amministrazione deve:

1) attivare almeno un indirizzo di Posta Elettronica Certificata per ogni registro di protocollo;
2) rendere pubblico l’indirizzo di PEC sulla home page del proprio sito;
3) rendere pubblico l’indirizzo di PEC sul portale governativo www.paginepecpa.gov.it;
4) utilizzare la PEC con tutti gli utenti che ne facciano richiesta, senza poter addurre difficoltà tecnologiche ed organizzative per impedire l’esercizio di questo diritto.

Gli Enti che non vi avessero già provveduto devono quindi adeguarsi rapidamente se vogliono evitare responsabilità e contenzioso; ciascun cittadino, infatti, può ottenere giudizialmente la tutela dei propri “diritti digitali”.
Le leggi ci sono già, bisogna solo pretendere che vengano rispettate!

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Il CSIG (Centro Studi Informatica Giuridica) di Bari ha organizzato un importante Master su “Internet e Diritti“.

Gli organizzatori (che ringrazio) mi hanno dato l’onore di volermi tra i docenti e domani, 11 maggio 2010ore 15 – presso la Biblioteca del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bari (Palazzo di Giustizia, Piazza E. De Nicola),  avrò il piacere di parlare di un argomento che, sia pur stabilito molti mesi addietro, è diventato di grandissima attualità: “Pubblica amministrazione digitale e posta elettronica certificata“.

Se siete a Bari e il tema vi interessa, non mancate! :)

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La Posta Elettronica Certificata è uno degli argomenti di discussione del momento, soprattutto dopo l’avvio del progetto “PEC al cittadino” di cui ho parlato più volte su questo blog.

In questi giorni si leggono molte critiche alla PEC, alcune condivisibili, altre meno; tuttavia, ci piaccia o no, la Posta Elettronica Certificata è destinata a diventare strumento preferenziale di comunicazione per professionisti, imprese, amministrazioni e cittadini. E’ quindi opportuno che tutti imparino a conoscere le peculiarità di questo nuovo strumento, ma anche le potenzialità e i rischi che ne derivano; tale conoscenza è ancor più auspicabile da parte degli Avvocati, anche in considerazione del prossimo utilizzo nella PEC nel processo.

Per questo credo di fare cosa utile nel segnalare un videoseminario dal titolo “La PEC per l’Avvocato: solo obblighi o anche vantaggi?“, che ho registrato per Giuffrè Formazione qualche settimana fa, in cui ho provato ad esporre le implicazioni giuridiche più rilevanti in materia di PEC, evidenziando i rischi e le opportunità che l’uso di questo strumento può comportare per l’Avvocato.

La PEC per l'Avvocato

Disclaimer: la visione del videoseminario non è gratuita e consente di accumulare n. 1 credito formativo forense, essendo accreditato dal Consiglio Nazionale Forense; gli interessati possono consultare il programma ed iscriversi cliccando qui.

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Ieri è stato il PEC- DAY, ovvero il giorno in cui è diventato operativo il progetto “Posta Elettronica Certificata al cittadino fortemente voluto dal Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, On. Renato Brunetta.

Come molti ricorderanno, infatti, tempo fa il Governo aveva deciso di regalare a tutti i cittadini che ne avessero fatto richiesta una casella di posta elettronica certificata; nei mesi seguenti è stato emanato un apposito decreto e si è tenuta una gara per l’individuazione del soggetto che avrebbe dovuto fornire il servizio.

Da ieri, quindi, qualunque cittadino può richiedere la propria casella, collegandosi al sito www.postacertificata.gov.it ed avere così a disposizione uno strumento che gli consente di comunicare con le Pubbliche Amministrazioni (i cui indirizzi sono disponibili sul sito www.paginepecpa.gov.it).

Qui di seguito embeddo il video di una chiacchierata fatta con Valentino Spataro di Civile.it (che ringrazio) in cui abbiamo cercato di riassumere gli aspetti principali dell’iniziativa.

Le finalità  dell’iniziativa (che è stata enfaticamente definita come una vera e propria “rivoluzione“) sono sicuramente lodevoli: semplificare i rapporti tra PA e cittadino, riducendo i costi di funzionamento dell’apparato burocratico ed accrescendone l’efficienza.
Ma, ovviamente, non sono tutte rose e fiori: finora, lo strumento della Posta Elettronica Certificata non ha entusiasmato Enti, professionisti e imprese e lo stesso progetto “PEC al cittadino” ha ricevuto più di una critica (tra cui quelle di chi scrive: ne ho parlato qui e qui).

Tuttavia, non credo che adesso sia il momento dei giudizi e delle parole, quanto quello dei fatti; uno dei vizi dell’innovazione del settore pubblico (e di chi se ne occupa) è quello di parlarsi troppo addosso, alcune volte prescindendo totalmente da dati di fatto.
Finalmente è finito il tempo dei discorsi e, nei prossimi mesi, saranno i cittadini a decretare il successo o il fallimento della Posta Elettronica Certificata; concordo con chi ha sostenuto che la PEC non sarà  sicuramente la panacea di tutti i mali della PA italiana, ma potrebbe essere un valido strumento per la digitalizzazione di un apparato burocratico ancora troppo legato al cartaceo.

PEC alle POSTE

Dopo i decreti, le gare, gli articoli e le conferenze stampa è arrivata la fase più delicata: quella in cui i cittadini sceglieranno se attivare la propria casella di PEC e utilizzarla nei procedimenti amministrativi che li riguardano, facendo vincere al Governo la coraggiosa scommessa fatta; bisogna riconoscere, infatti, che è la prima volta nel nostro Paese che il Governo avvia un progetto così ambizioso e che, come direbbe il Ministro Brunetta, “ci mette la faccia”.
In queste prime ore molto si è parlato delle difficoltà  tecniche che hanno contraddistinto il sito www.postacertificata.gov.it, ma – a mio avviso – si tratta di inconvenienti assolutamente fisiologici quando si avvia un progetto di questa portata; diverso sarebbe se questi problemi dovessero persistere anche nei giorni a venire.

I veri punti critici della PEC mi sembrano altri:
a) il fatto che l’attivazione della casella “regalata” rappresenti l’esplicita accettazione dell’invio, tramite PEC, da parte di tutte le PA dei provvedimenti e degli atti che ci riguardano;
b) il fatto che la PEC serva a poco se non sia ha la firma digitale (posso inviare un’istanza con raccomandata A/R, ma se non è firmata che valore avrà?);
c) il fatto che la PEC governativa (al contrario di quelle reperibili sul mercato) possa essere utilizzata solo per le comunicazioni con Amministrazioni (è come se ci regalassero un telefono che possiamo utilizzare solo per le telefonate con altri uffici pubblici e che non può ricevere né chiamare altri numeri: lo trovereste utile?);
d) il fatto che in molti non hanno la percezione che una casella di posta certificata debba essere consultata periodicamente, perché nelle comunicazioni via PEC il messaggio si ha per ricevuto quando è disponibile per il destinatario… indipendentemente da quando lo scarichiamo o lo leggiamo;
e) il fatto che le amministrazioni regionali e locali (quelle più vicine al cittadino) siano molto indietro nell’adozione e nell’uso della PEC.

Finalmente adesso vedremo se queste criticità sono state eccessivamente enfatizzate e se ha avuto ragione il Governo ad insistere nonostante le critiche.

Nell’attesa – tra qualche mese – di confrontarci con i dati ufficiali, vi chiedo: chi di voi attiverà la “PEC di Stato”? :)

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Come dimostrano le cronache di queste ultime settimane, i profili giuridici legati al Web sono ancora di grande attualità. La sempre maggiore diffusione delle tecnologie info-telematiche pone, infatti, importanti criticità  in merito all’idoneità delle norme vigenti ma anche in ordine all’adeguatezza delle soluzioni all’esame del legislatore e all’impatto di alcune eclatanti decisioni giurisprudenziali.
Cade quindi in questo contesto la Conferenza annuale del Circolo dei Giuristi Telematici che si terrà  a Roma il 26 marzo 2010, ore 15, presso l’Auditorium della Casa di Previdenza Forense “Riccardo Scocozza.
L’iniziativa si pone come luogo di riflessione ed approfondimento su alcune delle questioni più delicate sul diritto dell’informatica: copyright, amministrazione digitale, posta elettronica certificata, responsabilità  degli intermediari.

Leggendo il programma definitivo della conferenza (disponibile qui) troverete alcuni tra i più importanti studiosi di informatica giuridica e diritto dell’informatica (Guido Scorza, Carmelo Giurdanella, Francesco Paolo Micozzi, Elio Guarnaccia, Marco Scialdone).
Con grandissimo piacere ci sarò anch’io per parlare, ancora una volta, di Posta Elettronica Certificata alla luce della modifica del Codice dell’Amministrazione Digitale e del Codice di Procedura Civile.
La partecipazione è gratuita e conferisce crediti per la formazione forense, quindi è consigliabile iscriversi sul sito per esere sicuri di poter entrare.

Spero di incontrarvi in tanti :-)

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Su Punto Informatico di oggi ho provato a spiegare alcune delle novità introdotte in materia di PA digitale da una Legge approvata dal Senato il 26 maggio scorso.

Nei prossimi giorni proverò – tempo permettendo – a tornare sull’argomento per illustrare più dettagliatamente le nuove previsioni normative e ad approfondire i punti oscuri e problematici.
Il provvedimento appena licenziato dal Senato (che non è stato ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale) introduce nuovi obblighi per gli Enti e nuovi diritti per cittadini e imprese, con la previsione di rigorosi termini entro cui le Amministrazioni dovranno adeguarsi.

I prossimi mesi saranno cruciali lungo la strada verso la compiuta digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e credo che la Rete possa dare un decisivo contributo per evitare che vengano commessi gli errori che, fin qui, hanno segnato il cammino dell’informatica nel settore pubblico.

A tal proposito embeddo qui sotto un’intervista fattami da Gigi Cogo in occasione del Barcamp InnovatoriPA dello scorso 13 maggio.

Questa volta non si può sbagliare, i danni che un fallimento arrecherebbe al sistema Paese potrebbero essere irrimediabili.

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Come ho scritto in un precedente post, è stato pubblicato nei giorni scorsi il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 6 maggio 2009 che detta le disposizioni per il rilascio e l’uso della casella PEC assegnata ai cittadini.

Alla notizia è stato dato grande risalto e il Governo ha già predisposto un dossier dedicato all’iniziativa (disponibile on line a questo indirizzo)

Governo Italiano - Dossier Posta Elettronica Certificata

A giudicare dal numero di visitatori che sono giunti su questo sito attraverso i motori di ricerca, in molti sono ormai consapevoli che lo Stato ha deciso di regalare una “casella PEC” a ogni cittadino che ne faccia richiesta. Il problema è che le aspettative potrebbero andare deluse dal momento che le caselle non possono essere ancora richieste e non saranno disponibili prima di qualche mese, in quanto non è stata avviata la procedura di gara per la scelta del soggetto che fornirà il servizio PEC ai cittadini.

Nel frattempo, in Rete si moltiplicano le critiche al provvedimento del Governo. Di seguito, per chi volesse approfondire, indico una serie di link agli articoli di alcuni autorevoli colleghi (e amici):
- Guido Scorza: Pane e PEC per tutti e Pane e PEC per tutti/2;
- Nicola Fabiano: PEC per i cittadini. Imprese e professionisti stanno “aspettando Godot”;
- Marco Scialdone: La PEC di Stato (ovvero, come ti rovino il mercato con una disposizione di legge)PEC di Stato: il Decreto è in Gazzetta… ed è già (quasi) da modificare… aspettando la gara.

Non solo i giuristi sono fortemente critici su quella che è stata definita la PEC di Stato, l’Associazione “Cittadini di Internet” ha inviato una lettera al Ministro Brunetta per chiedere che il Decreto sulla PEC venga rivisto. Purtroppo, visto che il Ministro ha già promesso di distribuire la PEC in tempi brevi, non è ragionevole aspettarsi un un momento di resipiscenza o un ripensamento del nostro legislatore.

Viene da chiedersi come la storia non insegni nulla; navigando mi sono occasionalmente imbattuto in questa notizia del lontano 2005 in cui si parlava della PEC come strumento che avrebbe consentito di ridurre le spese della PA e di incrementare l’efficacia dell’azione amministrativa. A distanza di quattro anni, invece di prendere atto del fallimento della PEC, si continuano ad investire cospicue risorse in uno strumento che non ha dato buona prova di sé.
Aveva proprio ragione Paul Morand quando affermava che “la storia, come un idiota, meccanicamente si ripete“.

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Nei giorni scorsi si è molto parlato di Posta Elettronica Certificata (PEC) in relazione all’iniziativa del Governo di regalare a tutti i cittadini che ne facciano richiesta una “casella PEC“.

E’ stato finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 119 del 25 maggio 2009) il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 6 maggio 2009 che detta le disposizioni per il rilascio e l’uso della casella PEC assegnata ai cittadini.

La decisione di regalare la PEC era stata già presa nell’ambito della Legge 28 gennaio 2009, n. 2 che ha convertito il c.d. “Decreto Anticrisi” (Decreto Legge 29 novembre 2008, n. 185). In particolare, l’art. 16-bis, comma 5, prevedeva che “per favorire la realizzazione degli obiettivi di massima diffusione delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni, previsti dal codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, ai cittadini che ne fanno richiesta e’ attribuita una casella di posta elettronica certificata“. Lo stesso articolo, al comma 7, prevedeva che le modalità di rilascio e di uso della casella PEC sarebbero state definite con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri da emanarsi entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge.
Come innanzi accennato, dopo l’esame in Conferenza Unificata Stato-Regioni, il Decreto è stato emanato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Vediamo, in concreto, cosa prevede.

Ogni cittadino maggiorenne, che ne farà richiesta, potrà ottenere gratis (“senza oneri”) un indirizzo di posta elettronica certificata.
La procedura per l’assegnazione consta di due fasi: a) una registrazione via web mediante l’inserimento dei propri dati e la scelta della password; b) terminata positivamente la registrazione, il cittadino dovrà recarsi presso un ufficio pubblico per l’attivazione munito di un valido documento di riconoscimento e del documento recante il codice fiscale. Gli uffici verificheranno la correttezza dei dati e consegneranno al richiedente le credenziali di accesso al servizio PEC.

Da quel momento, però, il cittadino dovrà essere consapevole che l’indirizzo di posta elettronica certificata diventa l’indirizzo valido ad ogni effetto giuridico ai fini dei rapporti con tutte le pubbliche amministrazioni italiane, arrivando – di fatto – a sostituire quello fisico della residenza (o del domicilio).
Infatti l’art. 3, comma 4, Dpcm 6 maggio 2009 prevede che

“La volontà del cittadino espressa ai sensi dell’art. 2, comma 1, rappresenta la esplicita accettazione dell’invio, tramite PEC, da
parte delle pubbliche amministrazioni di tutti i provvedimenti e gli atti che lo riguardano”

Appare ora chiaro come la PEC non sia davvero gratis; il cittadino non paga un prezzo pecuniario per l’attivazione e l’uso, ma in cambio presta il consenso a ricevere gli atti esclusivamente via posta elettronica. A mio parere si tratta di una vera e propria “controprestazione” e la pubblicità che viene fatta di questa iniziativa rischia di essere ingannevole!
Questa norma smaschera un bluff: la PEC non serve allo stato per avere una PA digitale ma solo per risparmiare i costi del cartaceo e delle notifiche. Ancora una volta il centro non è il cittadino ma la Pubblica Amministrazione e le sue esigenze.

La posta elettronica certificata, infatti, non è sufficiente per l’invio di istanze visto che l’art. 4, comma 4, del Dpcm dispone che le Amministrazioni continuano “a richiedere la sottoscrizione con firma digitale” (che però lo Stato non regala insieme alla PEC).

Il Decreto 6 maggio 2009 prevede, inoltre, che – così come già previsto dal CAD – le PA attivino almeno una casella di PEC il cui indirizzo deve essere comunicato al CNIPA che istituirà una vera e propria rubrica pubblica con gli indirizzi delle Amministrazioni italiane.
In realtà già dal 1° gennaio 2006 la PEC è obbligatoria per le PA italiane e gli indirizzi avrebbero dovuto essere pubblicati sui siti internet delle stesse ma si tratta di una norma violata dalla quasi totalità delle Amministrazioni.

Un ultimo cenno merita l’art. 6 Dpcm 6 maggio 2006 che si occupa dell’assegnazione della casella PEC ai dipendenti pubblici. Già l’art. 16-bis comma 6, della Legge n. 2/2009 prevedeva che le Amministrazioni usino la Posta Elettronica Certificata per “le comunicazioni e le notificazioni aventi come destinatari dipendenti della stessa o di altra amministrazione pubblica“; tale norma comporta, quindi, che ai dipendenti pubblici venga attribuita una casella PEC. Occorre fare attenzione però: al momento dell’assegnazione verrà richiesto se “utilizzare la stessa ai fini di cui all’art.16-bis, comma 6“. Tradotto dal giuridichese, in caso di assenso, ciò comporterebbe che il dipendente dell’Amministrazione Comunale di Roma presterebbe il consenso a ricevere la notifica di qualunque atto al proprio indirizzo di ufficio, comprese – ad esempio – i verbali di contravvenzione elevate dal Comune di Milano.

Il Decreto prevede, infine, che per la scelta del soggetto privato che fornirà allo Stato il servizio di PEC per i cittadini sia attivata apposita procedura di gara, sulle cui problematiche si è già espresso in modo totalmente condivisibile l’amico Guido Scorza, al cui articolo rinvio.

In questa sede mi permetto solo alcune brevi riflessioni.
L’assegnazione della PEC a tutti i cittadini, pur governata dai migliori propositi, richia di diventare l’ennesimo fallimento della PA digitale italiana.

La PEC è stato un flop clamoroso e non possiamo nascondercelo: non la usano nè i cittadini, nè le imprese, nè le stesse Pubbliche Amministrazioni. E non è un problema di costi: tutti noi usiamo un PC ed una connessione che hanno un costo, senza bisogno che lo Stato ce le regali, semplicemente perchè si tratta di tecnologie utili di cui sentiamo il bisogno.
Così non è per la PEC e una politica di innovazione seria dovrebbe dovrebbe prevedere un monitoraggio dei dati d’uso.
Da tale monitoraggio emergerebbe che si tratta di un modello che va abbandonato. Insistere su questa strada e investirci altre risorse non può che condurre ad un nuovo fallimento.

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Diritto 2.0 e' curato da Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie.