Scade domani, 29 novembre 2011, il termine entro cui le imprese devono dotarsi di indirizzo di Posta Elettronica Certificata e comunicarlo al Registro delle Imprese.
L’obbligo di legge
Infatti, l’art. 16, comma 6, del Decreto Legge n. 185/2008 (convertito con Legge n. 2/2009) ha stabilito che:
“Le imprese costituite in forma societaria sono tenute a indicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata nella domanda di iscrizione al registro delle imprese o analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell’invio e della ricezione delle comunicazioni e l’integrita’ del contenuto delle stesse, garantendo l’interoperabilita’ con analoghi sistemi internazionali.
Entro tre anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto tutte le imprese, gia’ costituite in forma societaria alla medesima data di entrata in vigore, comunicano al registro delle imprese l’indirizzo di posta elettronica certificata.
L’iscrizione dell’indirizzo di posta elettronica certificata nel registro delle imprese e le sue successive eventuali variazioni sono esenti dall’imposta di bollo e dai diritti di segreteria.
I soggetti interessati
Sono tenute alla comunicazione:
- le societ di capitali e di persone;
- le societ semplici;
- le societ cooperative;
- le societ in liquidazione.
Le modalit
Le imprese possono dotarsi di un indirizzo di Posta Elettronica Certificata rivolgendosi ad uno dei gestori iscritti in un elenco tenuto da DigitPA (Ente nazionale per la digitalizzazione della Pubblica amministrazione) e che pu essere consultato cliccando qui: http://www.digitpa.gov.it/pec_elenco_gestori
Una volta acquisito l’indirizzo PEC, l’impresa pu comunicarla direttamente attraverso il portale del Registro delle Imprese a questo indirizzo http://pec-registroimprese.infocamere.it/DPEC_WAR/do/Home.action?x=XXX
Le sanzioni
In caso di omessa o ritardata comunicazione si applicano le sanzioni previste dall’art. 2630 del Codice Civile:
“Chiunque, essendovi tenuto per legge a causa delle funzioni rivestite in una societa’ o in un consorzio, omette di eseguire, nei termini prescritti, denunce, comunicazioni o depositi presso il registro delle imprese, ovvero omette di fornire negli atti, nella corrispondenza e nella rete telematica le informazioni prescritte dall’articolo 2250, primo, secondo, terzo e quarto comma, punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 206 euro a 2.065 euro.”
Visto che la notizia ormai diventata di pubblico dominio, posso segnalare anche da questo blog un’importante pronuncia giurisprudenziale in materia di diritti e amministrazione digitale: la sentenza T.A.R. Basilicata n. 478/2011.
Si tratta di una pronuncia importante perch la prima in materia di Codice dell’Amministrazione Digitale e perch riconosce carattere cogente alle norme che prevedono obblighi di digitalizzazione della PA; finalmente, una sentenza sancisce che cittadini, imprese e associazioni possono attivarsi per fare rispettare i propri diritti digitali.
In rete trovate gi diversi commenti; vi segnalo, in particolare, quello di Stefano Laguardia. Ma vi invito prima a leggere la sentenza:
La mancata individuazione di almeno un indirizzo istituzionale di posta elettronica certificata sul sito web nonch la mancata attuazione del diritto degli utenti di comunicare elettronicamente tramite lutilizzo della stessa determina un disservizio, costringendo gli interessati a recarsi personalmente presso gli uffici e ad utilizzare lo strumento cartaceo per ricevere ed inoltrare comunicazioni e/o documenti.
Va peraltro precisato che il disservizio lamentato estende i suoi riflessi negativi anche sulle modalit di esercizio del diritto del privato di partecipare al procedimento amministrativo poich lart. 4, comma 1, del codice dellamministrazione digitale consente, infatti, di esercitare tali diritti procedimentali anche attraverso strumenti di comunicazione telematici.
La PEC un diritto, scrivevo in un post del 21 luglio 2010. Ora lo ha scritto anche un Tribunale della Repubblica Italiana.
Spesso, a seguito di una multa o di un sinistro stradale, si ha la necessit di consultare gli atti e documenti formati dalla Polizia Stradale; si tratta di unattivit dispendiosa in termini di tempo e costi sia per il privato sia per lamministrazione.
Per questo motivo, il Ministero dellInterno Dipartimento della Pubblica Sicurezza, in data 2 settembre 2011, ha adottato la circolare n. 300/a77138/11/101/138 in materia di accesso ai documenti riguardanti lattivit di rilevazione ed accertamento in materia di incidenti stradali, nonch le attivit di accertamento e contestazione degli illeciti amministrativi .
Con tale atto, infatti, il Ministero ha deciso di incentivare al massimo lutilizzo delle tecnologie info-telematiche tanto per le richieste quanto per il rilascio di copie di atti e documenti. Lobiettivo dichiarato quello di rendere laccesso meno oneroso per amministrazioni e cittadini, garantendo a questi ultimi il diritto alluso delle tecnologie gi previsto dallart. 3 D. Lgs. n. 82/2005 (Codice dellAmministrazione Digitale) nelle comunicazioni con gli uffici pubblici.
Mi scuso con i lettori di questo blog per la “latitanza”, conseguenza di un periodo molto intenso, pieno di novit e progetti interessanti che vi presenter molto presto.
Nel frattempo, spero di fare cosa gradita segnalandovi alcuni appuntamenti che mi vedranno impegnato in un personalissimo “giro d’Italia” per parlare di alcuni dei temi a me pi cari; mi auguro che possa essere l’occasione per incontrare molti di voi e confrontarci sugli argomenti che ci stanno a cuore.
Venerd 18 Marzo, Roma – VI Congresso giuridico per l’aggiornamento forense
Nel pomeriggio sar relatore nella tavola rotonda “I giovani e l’avvocatura” e parler dell’uso delle nuove tecnologie nella professione forense.
Marted 22 marzo, Perugia – Linee guida per la gestione dei siti web della PA: cosa cambia con la Direttiva Brunetta
Avr il piacere di avviare un corso sui siti web degli Enti organizzato dalla Scuola di Amministrazione Pubblica dell’Umbria (le cui successive lezioni saranno tenute dagli amici Gigi Cogo e Roberto Scano) parlando delle norme sui siti Web della Pubblica Amministrazione.
Mercoled 23 marzo, Siena – Compu-Tec 2011
Parteciper al ciclo di seminari formativi di comunicazione pubblica e tecnologie organizzato dall’Universit di Siena, parlando (insieme a Gigi Cogo) di “Cittadinanza digitale e Open Government“.
Gioved 24 marzo, Bologna – Posta Elettronica Certificata per Pubbliche Amministrazioni
Sar relatore al Convegno organizzato per Maggioli Editore in cui – insieme agli autorevoli colleghi Guido Scorza, Carmelo Giurdanella, Elio Guarnaccia e Stefano Laguardia – parleremo di come le Amministrazioni devono utilizzare la Posta Elettronica Certificata nei procedimenti amministrativi e nei rapporti con cittadini e imprese.
Venerd 25 marzo, Internet – Nuovo CAD e trasparenza
Chiuder in bellezza la settimana partecipando all’interessantissimo Webinar organizzato da ForumPA in cui si parler dei recenti interventi normativi di modifica del Codice dell’Amministrazione Digitale e di cosa significano nell’evoluzione del concetto di trasparenza, cercando di capire se – almeno a livello legislativo – siamo pronti per l’Open Data.
Come vedete le occasioni non mancano… spero di incontrarvi in tanti
Negli ultimi mesi, la PEC (Posta Elettronica Certificata) stata al centro di un partecipato dibattito a seguito della scelta del Ministro Brunetta di farne lo strumento preferenziale di comunicazione tra cittadini, imprese e Pubbliche Amministrazioni.
Come i lettori di questo blog ricorderanno, il ricorso alla PEC non mi ha mai convinto appieno; tuttavia la PEC pu rappresentare uno strumento per semplificare i rapporti con i cittadini, migliorare la qualit della vita degli utenti e ridurre i costi della burocrazia (sia per il settore pubblico sia per i cittadini).
Le cose, per il momento, non sono andate come era nei piani del Ministro Brunetta: molti sono i professionisti che (pur obbligati normativamente) non hanno attivato una casella PEC e pochi (pochissimi) i cittadini che hanno deciso di approfittare dell’iniziativa del Governo di “regalare” la PEC.
La causa di questo vero e proprio FLOP da rintracciarsi, prevalentemente, nel fatto che le Amministrazioni non vogliono la PEC: salvo rare eccezioni, gli Enti non pubblicano sui propri siti l’indirizzo PEC, non consentono ai cittadini di presentare istanze e domande per via telematica, ignorano le comunicazioni telematiche di cittadini e imprese.
Tale comportamento censurabile sotto un duplice profilo:
a) le Amministrazioni che non usano la PEC, continuando a preferire il cartaceo, sono Amministrazioni inefficienti (non cogliendo i vantaggi della dematerializzazione), che sprecano soldi pubblici (ogni comunicazione via PEC costa circa 19 euro in meno rispetto ad una cartacea), discriminatorie (costringono gli utenti diversamente abili al cartaceo e alle code agli sportelli); in poche parole, sono Enti che (in un’ottica ormai anacronistica) perseguono una logica burocratica (“abbiamo sempre fatto cos“) e si rifiutano di rendere l’adempimento degli obblighi di legge il pi semplice possibile.
b) le Amministrazioni che non usano la PEC violano la legge in modo grave ed inescusabile, ledendo alcuni diritti che sono gi (da pi di quattro anni) riconosciuti a cittadini e imprese.
Sotto questo profilo, emblematico quanto accaduto negli scorsi giorni e che ha visto come protagonista il Ministero dell’Istruzione, dell’Universit e della Ricerca.
Questi i fatti: un aspirante agrotecnico inviava domanda di partecipazione all’esame di stato via posta elettronica certificata; dal momento che la modalit telematica non era prevista dall’atto che aveva bandito la prova, il Collegio nazionale degli agrotecnici chiedeva al Ministero per la pubblica amministrazione e, appunto, al Ministero dell’Istruzione se l’istanza fosse correttamente presentata. Il primo a rispondere stato il dicastero guidato dal Ministro Gelmini che ha categoricamente escluso la possibilit di usare la PEC in quanto l’ordinanza ministeriale non la prevedeva come modalit di inoltro delle domande di partecipazione, aggiungendo che la PEC
uno strumento il cui utilizzo ancora in fase iniziale e non perci compresa tra i possibili modi di invio delle domande di partecipazione agli esami abilitanti.
La nota del Ministero dell’Istruzione ha destato imbarazzo e scalpore e corre il rischio di vanificare molti degli sforsi fatti in questi mesi per incentivare l’uso della PEC; il Dipartimento della funzione pubblica si quindi visto costretto ad intervenire sulla vicenda, sostenendo il contrario di quanto affermato dal Ministero dell’Istruzione e preannunciando una circolare “con la quale regoler l’obbligatoriet di trasmissione tramite PEC di domande di partecipazione a qualsiasi tipo di concorso, ivi compresi quelli relativi alle iscrizioni agli albi professionali“.
In tanti mi hanno scritto per sapere chi avesse ragione in questa “querelle tra Ministeri” (ma non potevano parlarsi tra di loro?); ebbene, non pu essere revocato in dubbio che nella nota del Ministero dell’Istruzione vi siano diverse inesattezze. In primo luogo, non vero che la PEC uno strumento ancora in fase sperimentale ( stata disciplinata con il decreto n. 68/2005 e, in base al D. Lgs. n. 82/2005, gli Enti avrebbero dovuto dotarsene dal 2006); ma la cosa pi grave che vengono ignorate completamente le disposizioni contenute negli articoli 6 D. Lgs. n. 82/2005 (che ha introdotto il diritto all’uso della posta elettronica certificata) e 48 D. Lgs. n. 82/2005 (che espressamente prevede come la trasmissione di comunicazioni via PEC equivalga alla notificazione a mezzo posta).
Come ho gi scritto qualche settimana fa, la PEC un diritto e quindi i cittadini possono utilizzarla (con le modalit previste dalla legge) senza richiedere un assenso preventivo dell’Ente a cui scrivono.
A livello normativo, la PEC equiparata alla raccomandata con avviso di ricevimento e, quindi, si pu sostenere che la previsione dello strumento “raccomandata” nel bando di concorso, di per s, implichi la possibilit per il privato di partecipare con la PEC; di fronte ad un provvedimento di esclusione, al candidato non resterebbe che l’impugnativa al Giudice Amministrativo (T.A.R.) per far valere i vizi di violazione di legge ed eccesso di potere.
E comunque, se anche l’Amministrazione – nel bando – escludesse espressamente l’invio tramite PEC, questa esclusione (limitando la partecipazione) dovrebbe essere adeguatamente e congruamente giustificata; in caso contrario, contro una previsione di tal genere si potrebbe adire il T.A.R..
Qualche mese fa, in una presentazione sulla Posta Elettronica Certificata, avevo parlato di “Fiction della PEC” per provare a descrivere le vicende (normative e amministrative) di questo strumento: una storia fatta di continui colpi di scena e in cui il “lieto fine” sembra allontanarsi sempre di pi.
E’ condivisibile, quindi, il disappunto che emerge nella nota del Dipartimento della funzione pubblica; orientamenti come quelli del MIUR sono ormai inaccettabili. Le norme ci sono (da anni) e sono chiarissime: le Amministrazioni non possono impedire l’uso delle tecnologie nei procedimenti amministrativi.
A mio modesto avviso, non sono necessarie circolari (come quella preannunciata da Brunetta): le norme devono essere fatte rispettare, utilizzando tutti i rimedi previsti dall’ordinamento, in primis quello giudiziario.
Se gli Enti non avranno la sensibilit e la diligenza di garantire l’effettivit dei diritti digitali, un Giudice sar chiamato ad ordinarglielo.
Nel corso degli ultimi mesi si parlato molto della Posta Elettronica Certificata (PEC), tecnologia che – nelle intenzioni del legislatore – dovrebbe diventare lo strumento preferenziale di comunicazione tra cittadini, imprese e Pubbliche Amministrazioni.
La scelta di ricorrere alla PEC non mi convinceva (e, onestamente, continua a non convincermi); tuttavia, credo che la Posta Certificata possa essere uno strumento idoneo a semplificare i rapporti, a smaterializzare l’attivit amministrativa, a rendere gli uffici pubblici pi efficienti e trasparenti, a migliorare la qualit della vita degli utenti.
Ciononostante, ad oggi, sono molte le Amministrazioni che non hanno attivato un indirizzo di Posta Elettronica Certificata (una lista di Enti “fuorilegge” stata diffusa dallo stesso Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione) e quelle che pure formalmente lo hanno attivato spesso non lo rendono conoscibile ai cittadini, oppure non lo usano.
Embematico, sotto questo aspetto, il video che embeddo qui sotto in cui, un funzionario (interpellato in merito alla possibilit di comunicare via PEC con l’Amministrazione) risponde che l’Ente ha una casella PEC ma che questa non viene di fato utilizzata e che, pertanto, consigliabile ricorrere alla tradizionale raccomandata A/R.
Si tratta di argomenti che spesso, negli ultimi mesi, ho sentito quando ho chiesto ad Enti (di ogni ordine e grado) di poter usare la PEC; tuttavia, non sempre si ha la percezione che risposte di questo tipo dimostrano non solo la disorganizzazione dell’Ufficio, ma una grave violazione degli obblighi di legge.
Infatti l’attivazione e l’uso della PEC non sono una concessione rimessa alla discrezionalit (e al “buon cuore”) delle Amministrazioni, ma rappresentano un vero e proprio obbligo per gli Enti che sono tenuti ad assicurare a cittadini e imprese alcuni diritti digitali ormai da tempo consacrati in provvedimenti normativi.
In particolare, ciascuna Amministrazione deve:
1) attivare almeno un indirizzo di Posta Elettronica Certificata per ogni registro di protocollo;
2) rendere pubblico l’indirizzo di PEC sulla home page del proprio sito;
3) rendere pubblico l’indirizzo di PEC sul portale governativo www.paginepecpa.gov.it;
4) utilizzare la PEC con tutti gli utenti che ne facciano richiesta, senza poter addurre difficolt tecnologiche ed organizzative per impedire l’esercizio di questo diritto.
Gli Enti che non vi avessero gi provveduto devono quindi adeguarsi rapidamente se vogliono evitare responsabilit e contenzioso; ciascun cittadino, infatti, pu ottenere giudizialmente la tutela dei propri “diritti digitali”.
Le leggi ci sono gi, bisogna solo pretendere che vengano rispettate!
Il CSIG (Centro Studi Informatica Giuridica) di Bari ha organizzato un importante Master su “Internet e Diritti“.
Gli organizzatori (che ringrazio) mi hanno dato l’onore di volermi tra i docenti e domani, 11 maggio 2010 – ore 15 – presso la Biblioteca del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bari (Palazzo di Giustizia, Piazza E. De Nicola), avr il piacere di parlare di un argomento che, sia pur stabilito molti mesi addietro, diventato di grandissima attualit: “Pubblica amministrazione digitale e posta elettronica certificata“.
Se siete a Bari e il tema vi interessa, non mancate!

La Posta Elettronica Certificata uno degli argomenti di discussione del momento, soprattutto dopo l’avvio del progetto “PEC al cittadino” di cui ho parlato pi volte su questo blog.
In questi giorni si leggono molte critiche alla PEC, alcune condivisibili, altre meno; tuttavia, ci piaccia o no, la Posta Elettronica Certificata destinata a diventare strumento preferenziale di comunicazione per professionisti, imprese, amministrazioni e cittadini.E’ quindi opportuno che tutti imparino a conoscere le peculiarit di questo nuovo strumento, ma anche le potenzialit e i rischi che ne derivano; tale conoscenza ancor pi auspicabile da parte degli Avvocati, anche in considerazione del prossimo utilizzo nella PEC nel processo.
Per questo credo di fare cosa utile nel segnalare un videoseminario dal titolo “La PEC per l’Avvocato: solo obblighi o anche vantaggi?“, che ho registrato per Giuffr Formazione qualche settimana fa, in cui ho provato ad esporre le implicazioni giuridiche pi rilevanti in materia di PEC, evidenziando i rischi e le opportunit che luso di questo strumento pu comportare per l’Avvocato.
Disclaimer: la visione del videoseminario non gratuita e consente di accumulare n. 1 credito formativo forense, essendo accreditato dal Consiglio Nazionale Forense; gli interessati possono consultare il programma ed iscriversi cliccandoqui.
Ieri stato il PEC- DAY, ovvero il giorno in cui diventato operativo il progetto “Posta Elettronica Certificata al cittadino“ fortemente voluto dal Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, On. Renato Brunetta.
Come molti ricorderanno, infatti, tempo fa il Governo aveva deciso di regalare a tutti i cittadini che ne avessero fatto richiesta una casella di posta elettronica certificata; nei mesi seguenti stato emanato un apposito decreto e si tenuta una gara per l’individuazione del soggetto che avrebbe dovuto fornire il servizio.
Da ieri, quindi, qualunque cittadino pu richiedere la propria casella, collegandosi al sito www.postacertificata.gov.it ed avere cos a disposizione uno strumento che gli consente di comunicare con le Pubbliche Amministrazioni (i cui indirizzi sono disponibili sul sito www.paginepecpa.gov.it).
Qui di seguito embeddo il video di una chiacchierata fatta con Valentino Spataro di Civile.it (che ringrazio) in cui abbiamo cercato di riassumere gli aspetti principali dell’iniziativa.
Le finalit dell’iniziativa (che stata enfaticamente definita come una vera e propria “rivoluzione“) sono sicuramente lodevoli: semplificare i rapporti tra PA e cittadino, riducendo i costi di funzionamento dell’apparato burocratico ed accrescendone l’efficienza.
Ma, ovviamente, non sono tutte rose e fiori: finora, lo strumento della Posta Elettronica Certificata non ha entusiasmato Enti, professionisti e imprese e lo stesso progetto “PEC al cittadino” ha ricevuto pi di una critica (tra cui quelle di chi scrive: ne ho parlato qui e qui).
Tuttavia, non credo che adesso sia il momento dei giudizi e delle parole, quanto quello dei fatti; uno dei vizi dell’innovazione del settore pubblico (e di chi se ne occupa) quello di parlarsi troppo addosso, alcune volte prescindendo totalmente da dati di fatto.
Finalmente finito il tempo dei discorsi e, nei prossimi mesi, saranno i cittadini a decretare il successo o il fallimento della Posta Elettronica Certificata; concordo con chi ha sostenuto che la PEC non sarࠠsicuramente la panacea di tutti i mali della PA italiana, ma potrebbe essere un valido strumento per la digitalizzazione di un apparato burocratico ancora troppo legato al cartaceo.
Dopo i decreti, le gare, gli articoli e le conferenze stampa arrivata la fase pi delicata: quella in cui i cittadini sceglieranno se attivare la propria casella di PEC e utilizzarla nei procedimenti amministrativi che li riguardano, facendo vincere al Governo la coraggiosa scommessa fatta; bisogna riconoscere, infatti, che la prima volta nel nostro Paese che il Governo avvia un progetto cos ambizioso e che, come direbbe il Ministro Brunetta, “ci mette la faccia”.
In queste prime ore molto si parlato delle difficolt tecniche che hanno contraddistinto il sito www.postacertificata.gov.it, ma – a mio avviso – si tratta di inconvenienti assolutamente fisiologici quando si avvia un progetto di questa portata; diverso sarebbe se questi problemi dovessero persistere anche nei giorni a venire.
I veri punti critici della PEC mi sembrano altri:
a) il fatto che l’attivazione della casella “regalata” rappresenti l’esplicita accettazione dell’invio, tramite PEC, da parte di tutte le PA dei provvedimenti e degli atti che ci riguardano;
b) il fatto che la PEC serva a poco se non sia ha la firma digitale (posso inviare un’istanza con raccomandata A/R, ma se non firmata che valore avr?);
c) il fatto che la PEC governativa (al contrario di quelle reperibili sul mercato) possa essere utilizzata solo per le comunicazioni con Amministrazioni (come se ci regalassero un telefono che possiamo utilizzare solo per le telefonate con altri uffici pubblici e che non pu ricevere n chiamare altri numeri: lo trovereste utile?);
d) il fatto che in molti non hanno la percezione che una casella di posta certificata debba essere consultata periodicamente, perch nelle comunicazioni via PEC il messaggio si ha per ricevuto quando disponibile per il destinatario… indipendentemente da quando lo scarichiamo o lo leggiamo;
e) il fatto che le amministrazioni regionali e locali (quelle pi vicine al cittadino) siano molto indietro nell’adozione e nell’uso della PEC.
Finalmente adesso vedremo se queste criticitsono state eccessivamente enfatizzate e se ha avuto ragione il Governo ad insistere nonostante le critiche.
Nell’attesa – tra qualche mese – di confrontarci con i dati ufficiali, vi chiedo: chi di voi attiverla “PEC di Stato”?
Come ho scritto in un precedente post, stato pubblicato nei giorni scorsi il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 6 maggio 2009 che detta le disposizioni per il rilascio e luso della casella PEC assegnata ai cittadini.
Alla notizia stato dato grande risalto e il Governo ha gi predisposto un dossier dedicato all’iniziativa (disponibile on line a questo indirizzo)
A giudicare dal numero di visitatori che sono giunti su questo sito attraverso i motori di ricerca, in molti sono ormai consapevoli che lo Stato ha deciso di regalare una “casella PEC” a ogni cittadino che ne faccia richiesta. Il problema che le aspettative potrebbero andare deluse dal momento che le caselle non possono essere ancora richieste e non saranno disponibili prima di qualche mese, in quanto non stata avviata la procedura di gara per la scelta del soggetto che fornir il servizio PEC ai cittadini.
Nel frattempo, in Rete si moltiplicano le critiche al provvedimento del Governo. Di seguito, per chi volesse approfondire, indico una serie di link agli articoli di alcuni autorevoli colleghi (e amici):
- Guido Scorza: Pane e PEC per tutti e Pane e PEC per tutti/2;
- Nicola Fabiano: PEC per i cittadini. Imprese e professionisti stanno aspettando Godot;
- Marco Scialdone: La PEC di Stato (ovvero, come ti rovino il mercato con una disposizione di legge) ePEC di Stato: il Decreto in Gazzetta… ed gi (quasi) da modificare… aspettando la gara.
Non solo i giuristi sono fortemente critici su quella che stata definita la PEC di Stato, l’Associazione “Cittadini di Internet” ha inviato una lettera al Ministro Brunetta per chiedere che il Decreto sulla PEC venga rivisto. Purtroppo, visto che il Ministro ha gi promesso di distribuire la PEC in tempi brevi, non ragionevole aspettarsi un un momento di resipiscenza o un ripensamento del nostro legislatore.
Viene da chiedersi come la storia non insegni nulla; navigando mi sono occasionalmente imbattuto in questa notizia del lontano 2005 in cui si parlava della PEC come strumento che avrebbe consentito di ridurre le spese della PA e di incrementare l’efficacia dell’azione amministrativa. A distanza di quattro anni, invece di prendere atto del fallimento della PEC, si continuano ad investire cospicue risorse in uno strumento che non ha dato buona prova di s.
Aveva proprio ragione Paul Morand quando affermava che “la storia, come un idiota, meccanicamente si ripete“.















