“Seguici su Twitter”, “Siamo su Youtube”, “Visita la nostra pagina Facebook”. Dai manifesti agli spot televisivi, dalle pagine dei giornali ai cartelloni promozionali negli stadi, le imprese non perdono occasione di comunicarci che sono ormai presenti sui principali Social Media.
L’utilizzo del Web sociale in ambito imprenditoriale è ormai fenomeno assai diffuso e consolidato. Si è infatti affermata l’idea per cui mantenere – attraverso i Social Media – un contatto diretto e proficuo con i consumatori rappresenti un’incredibile opportunità.
L’utilizzo dei social network in azienda è importante anche in quanto consente di attrarre le migliori risorse lavorative. Secondo un recente studio, circa un terzo dei giovani lavoratori (tra i 21 e i 29 anni) ritiene proprio diritto accedere ai Social Networks dal lavoro; la gran parte di essi si informa sulle politiche aziendali (oltre che sullo stipendio) fin dal primo colloquio e privilegia le offerte delle società che non vietano l’uso dei Social Mediain azienda.
Social media in azienda: opportunità e…rischi
A fronte dei benefici che possono essere conseguiti attraverso l’uso dei Social Network, vi sono alcuni importanti rischi per l’azienda:
- perdita di produttività del personale;
- danni all’immagine aziendale provocati da un uso scorretto (quelli che su TechEconomy vengono chiamati “#EpicFails”);
- contenzioso con il personale o con gli utenti a causa di contenuti inappropriati;
- perdita di informazioni confidenziali.
Basti pensare, che secondo un’indagine di Symantec, negli ultimi dodici mesi, soltanto la diffusione di notizie riservate attraverso i Social Media ha prodotto danni per circa 4 milioni di dollari.
Si è quindi affermata la prassi per cui, le imprese – ma anche le amministrazioni, gli organi di informazione e i politici – debbano predisporre un apposito documento denominato Social Media Policy (SMP) che ha l’obiettivo dichiarato di ridurre al minimo i rischi connessi all’utilizzo aziendale dei Social Network.
Sabato scorso ho partecipato al Rimicamp11, un barcamp organizzato dal Comune di Rimini per parlare di Amministrazione 2.0 in modo concreto e propositivo.
Si è trattato di una preziosa occasione di incontro e confronto tra esperti, amministratori e dipendenti pubblici (il vero motore dell’innovazione).
Nel corso del mio intervento, ho affrontato il tema delle regole per i siti web e la comunicazione pubblica on line, sostenendo che non c’è bisogno di nuove leggi ma di cultura della rete e di un’adeguata organizzazione.
Ecco il video della presentazione e le slides utilizzate. Cosa ne pensate?
Ernesto Belisario from Comune di Rimini on Vimeo.
L’accesso ai social networks è un diritto?
Il diritto, si sa, arriva spesso con ritardo rispetto all’evoluzione dei bisogni e della sensibilità di una collettività. E così può accadere che mentre la Banda Larga è ancora un miraggio e gli esperti dibattono sull’opportunità di inserire l’accesso al Web come diritto fondamentale, la società sia già oltre.
E’ quanto emerge dai dati del Connected World Technology Report pubblicato da Cisco dal quale si evince che circa un terzo dei giovani lavoratori (tra i 21 e i 29 anni) intervistati ritiene proprio diritto accedere ai social networks come Facebook e Twitter sul lavoro.
Tra i dati segnalati nel rapporto, mi hanno colpito i seguenti:
- l’80% dei giovani professionisti vuole scegliere i device usati per lavoro;
- il 71% degli intervistati vuole utilizzare i dispositivi aziendali anche nel tempo libero;
- il 56% dei giovani lavoratori non avrebbe accettato un lavoro da una società che vieta i social networks (o avrebbe cercato di aggirare la policy);
- il 66% degli intervistati dichiara che durante un colloquio di lavoro si informa delle politiche aziendali in materia di social networks (oltre che sullo stipendio).
Credo che siano dati importanti di cui legislatore e datori di lavori pubblici e privati dovrebbero tenere conto per evitare di perdere le risorse migliori (in quante Amministrazioni i siti di social networking sono inaccessibili?).
Non credete?

Privacy e social networks in azienda: ne parliamo a SMAU 2011
Anche quest’anno, il 20 ottobre 2011 ritornerò a SMAU, la storica fiera italiana dedicata alla tecnologia per aziende e professionisti.
Nell’ambito della intensa ed interessantissima attività convegnistica e seminariale organizzata da IWA-Italy, sarò impegnato in due stimolanti appuntamenti:
- Giovedì 20, ore 10 (arena Arena Unified Communication – Pad.3): parlerò de “La gestione della privacy in azienda“. Adempimenti e misure per garantire la sicurezza di dati e archivi, regole per il marketing on line, disciplina dell’uso degli strumenti informatici da parte del lavoratore: sono solo alcuni dei punti critici relativi all’applicazione della normativa di cui ci occuperemo, cercando di fornire strumenti operativi per la corretta gestione in ambito aziendale.
- Giovedì 20, ore 11 (arena Arena Unified Communication – Pad.3): insieme al prof. Stefano Epifani parleremo di “Uso dei social media in azienda“. Presidiare i Social Network non è più qualcosa di cui un’azienda possa fare a meno. Che si scelga la strada di una presenza attiva, o che ci si limiti a controllare cosa dicono i propri utenti nelle sempre più frequentate piazze virtuali, una strategia di presidio è d’obbligo. Ma quali sono i passi da compiere quando ci si apre verso questo complesso mondo? Quali gli impatti organizzativi, quali le scelte di comunicazione, quali gli aspetti legali dei quali tener conto? Ma soprattutto: quali sono i principali errori da evitare? Il seminario, attraverso il racconto di casi di studio e l’esposizione di esperienze concrete vuole fornire una prima “mappa” del percorso da compiere quando un’azienda decide di muoversi nella direzione del dialogo con i propri utenti.
La partecipazione è gratuita, è sufficiente registrarsi sul sito di SMAU. Spero di incontrarvi in tanti

Toglietemi tutto, ma non il mio Twitter!
Immagino che molti di quelli che tra voi hanno un account su Twitter seguano almeno un giornalista, uno di quelli che guardano in tv o i cui editoriali apprezzano quando leggono il quotidiano. Ma cosa succede se lasciano la loro testata per un’altra? O se cambiano network? Di chi sono i loro “followers” (cioè noi)?
A queste ed altre domande ho provato a rispondere in un’interessante intervista che mi ha fatto Domitilla Ferrari che vi segnalo con piacere (la trovate sul blog di Domitilla a questo indirizzo: http://www.domitillaferrari.com/semerssuaq/lezioni-di-twitter-3/).
Buona lettura
Social media nella PA: non servono i divieti, ma policy scritte (e comunicate) bene
Negli ultimi mesi ho dedicato molto tempo all’approfondimento dei profili giuridici dei social media per professionisti, aziende ed amministrazioni.
Proprio con riferimento all’ambito pubblico, ho notato che aumenta sempre più la distanza culturale tra l’Italia, dove molti Enti – addirittura – bloccano ai propri dipendenti l’accesso a questi siti, e gli altri Paesi in cui si moltiplicano le esperienze di Amministrazioni che scelgono i social media per dialogare con i propri cittadini-utenti. In questi casi, gli Enti dedicano grande attenzione all’adozione di documenti (le cosiddette “Policy”) in cui spiegare le ragioni per cui l’Amministrazione si serve degli strumenti social e in che modo un dipendente pubblico deve usarli.
Tra le tante esperienze, vi segnalo quella del Dipartimento di Giustizia dello Stato di Victoria, in Australia, che non solo ha adottato una propria “social media policy“, ma ha anche deciso di spiegarla con un video su Youtube.
Buona visione!
LinkedIn (in italiano) per avvocati
Come molti sanno, nei giorni scorsi LinkedIn – il più grande social network di professionisti al mondo con oltre 65 milioni di iscritti – ha annunciato la disponibilità della versione italiana della community.
Si tratta di una notizia importante in quanto – come insegna già il caso di Facebook – esiste una ritrosia (meglio, una difficoltà) tutta italiana ad utilizzare strumenti di social networking non disponibili nella nostra lingua.
Personalmente, ho un profilo su LinkedIn almeno dal 2005 e lo trovo uno strumento molto utile anche per i professionisti del settore legale (ne ho parlato tempo fa in un’intervista con Valentino Spataro); ultimamente ho notato che sono sempre più gli avvocati presenti su LinkedIn, ma spesso non lo utilizzano in modo efficace.
Molti non sanno cosa fare oltre a pubblicare un profilo, rispondere agli inviti e, occasionalmente, inviare agli altri dei link; non si preoccupano di fare altro e raramente mantengono i contatti con coloro che appartengono al proprio network.
Sarebbe come andare ad un incontro professionale e raccogliere biglietti da visita, ma non coltivare i contatti e poi aspettarsi occasioni professionali. Allo stesso modo, non si può pretendere di ottenere vantaggi da LinkedIn senza partecipare, seguire e coinvolgere i nostri contatti e seguire le loro attività.
E’ poi possibile individuare alcuni errori frequenti che si commettono nell’utilizzo di questo social network e che impediscono di sfruttarne appieno le potenzialità:
▪ Non invitare i nostri contatti professionali a connettersi alla nostra rete
▪ Non personalizzare gli inviti, impedendo alla persona cui scriviamo di ricordarci in che occasione ci siamo conosciuti
▪ Non personalizzare l’indirizzo della nostra pagina: sarebbe preferibile, infatti, utilizzare il nostro nome e cognome, oppure quello del nostro studio
▪ Non registrarci ai gruppi che, invece, servono proprio per informarci su quello che sta succedendo nella nostra zona e nei settori di nostra attività
▪ Non aggiornare il profilo periodicamente, facendo quindi in modo che da esso non si evinca come possiamo aiutare i nostri potenziali clienti
▪ Non aggiornare il nostro “status”
▪ Non utilizzare lo strumento delle discussioni per condividere la nostra esperienza e imparare dagli altri
▪ Non segnalare gli eventi (ad esempio convegni e seminari) cui partecipiamo ed inserire quelli che organizziamo
▪ Non utilizzare lo strumento delle raccomandazioni
▪ Non utilizzare la sezione Domande e Risposte, condividendo quello che sappiamo
▪ Non utilizzare le funzionalità di ricerca per trovare le persone che vogliamo contattare
Per chi volesse evitare di incorrere in questi sbagli, segnalo questo video realizzato da Kevin O’Keefe sull’uso di LinkedIn per il professionista legale.
Buona visione e… non dimenticate di aggiungermi al vostro network, mi trovate qui: http://it.linkedin.com/in/ernestobelisario










