Seguici su Twitter, Siamo su Youtube, Visita la nostra pagina Facebook. Dai manifesti agli spot televisivi, dalle pagine dei giornali ai cartelloni promozionali negli stadi, le imprese non perdono occasione di comunicarci che sono ormai presenti sui principaliSocial Media.
Lutilizzo del Web sociale in ambito imprenditoriale ormai fenomeno assai diffuso e consolidato. Si infatti affermata lidea per cui mantenere attraverso i Social Media un contatto diretto e proficuo con i consumatori rappresenti unincredibile opportunit.

Lutilizzo deisocial network in azienda importante anche in quanto consente di attrarre le migliori risorse lavorative. Secondo un recente studio, circa un terzo dei giovani lavoratori (tra i 21 e i 29 anni) ritiene proprio diritto accedere aiSocial Networks dal lavoro; la gran parte di essi si informa sulle politiche aziendali (oltre che sullo stipendio) fin dal primo colloquio e privilegia le offerte delle societ che non vietano luso deiSocial Mediain azienda.

Social media in azienda: opportunit erischi

A fronte dei benefici che possono essere conseguiti attraverso luso dei Social Network, vi sono alcuni importanti rischi per lazienda:

-perdita di produttivit del personale;
-danni allimmagine aziendale provocati da un uso scorretto (quelli che su TechEconomy vengono chiamati #EpicFails);
- contenzioso con il personale o con gli utenti a causa di contenuti inappropriati;
- perdita di informazioni confidenziali.

Basti pensare, che secondounindagine di Symantec, negli ultimi dodici mesi, soltanto la diffusione di notizie riservate attraverso iSocial Media ha prodotto danni per circa 4 milioni di dollari.

Si quindi affermata la prassi per cui, le imprese ma anche le amministrazioni, gli organi di informazione e i politici debbano predisporre un apposito documento denominatoSocial Media Policy (SMP) che ha lobiettivo dichiarato di ridurre al minimo i rischi connessi allutilizzo aziendale dei Social Network.

(Continua a leggere su TechEconomy.it)

Social Media Overlap

Il mio 2011 da “legalgeek” tra social e apps

On ven, 30 dicembre 2011, in Avvocato 2.0, Segnalazioni, by Ernesto Belisario

Il 2011 sar ricordato, anche in Italia, come lanno della definitiva consacrazione dei social networks e della diffusione sempre pi capillare di smartphone e tablet.

Questi due fenomeni non hanno lasciato indifferenti neanche i giuristi: sono sempre pi i professionisti del diritto presenti sui social e nelle aule di giustizia sempre pi frequente incontrare colleghi muniti di iPhone e iPad.

Proprio per parlare di come i professionisti possono utilizzare questi strumenti nellesercizio della propria attivit, LeggiOggi ha organizzato numerosi incontri in giro per lItalia in cui ho portato la mia esperienza di avvocato appassionato di nuove tecnologie.

Visto che da vero geek mi piace provare servizi social e applicazioni per i miei dispositivi, accetto la richiesta che in tanti (colleghi e non) mi hanno fatto e scrivo un elenco di siti/apps che ho apprezzato nel 2011 e che sicuramente utilizzer anche nel 2012.

(Continua a leggere su LeggiOggi.it)

Rubik Apps

PA 2.0: organizzarsi per comunicare

On ven, 9 dicembre 2011, in Open Government, Segnalazioni, Social Networks, by Ernesto Belisario

Sabato scorso ho partecipato al Rimicamp11, un barcamp organizzato dal Comune di Rimini per parlare di Amministrazione 2.0 in modo concreto e propositivo.

Si trattato di una preziosa occasione di incontro e confronto tra esperti, amministratori e dipendenti pubblici (il vero motore dell’innovazione).
Nel corso del mio intervento, ho affrontato il tema delle regole per i siti web e la comunicazione pubblica on line, sostenendo che non c’ bisogno di nuove leggi ma di cultura della rete e di un’adeguata organizzazione.

Ecco il video della presentazione e le slides utilizzate. Cosa ne pensate?

Ernesto Belisario from Comune di Rimini on Vimeo.

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L’accesso ai social networks un diritto?

On dom, 6 novembre 2011, in Segnalazioni, Social Networks, by Ernesto Belisario

Il diritto, si sa, arriva spesso con ritardo rispetto all’evoluzione dei bisogni e della sensibilit di una collettivit. E cos pu accadere che mentre la Banda Larga ancora un miraggio e gli esperti dibattono sull’opportunit di inserire l’accesso al Web come diritto fondamentale, la societ sia gi oltre.

E’ quanto emerge dai dati del Connected World Technology Report pubblicato da Cisco dal quale si evince che circa un terzo dei giovani lavoratori (tra i 21 e i 29 anni) intervistati ritiene proprio diritto accedere ai social networks come Facebook e Twitter sul lavoro.

Tra i dati segnalati nel rapporto, mi hanno colpito i seguenti:
- l’80% dei giovani professionisti vuole scegliere i device usati per lavoro;
- il 71% degli intervistati vuole utilizzare i dispositivi aziendali anche nel tempo libero;
- il 56% dei giovani lavoratori non avrebbe accettato un lavoro da una societ che vieta i social networks (o avrebbe cercato di aggirare la policy);
- il 66% degli intervistati dichiara che durante un colloquio di lavoro si informa delle politiche aziendali in materia di social networks (oltre che sullo stipendio).

Credo che siano dati importanti di cui legislatore e datori di lavori pubblici e privati dovrebbero tenere conto per evitare di perdere le risorse migliori (in quante Amministrazioni i siti di social networking sono inaccessibili?).
Non credete?

Anche quest’anno, il 20 ottobre 2011 ritorner a SMAU, la storica fiera italiana dedicata alla tecnologia per aziende e professionisti.

Nellambito della intensa ed interessantissima attivit convegnistica e seminariale organizzata da IWA-Italy, sar impegnato in due stimolanti appuntamenti:

- Gioved 20, ore 10 (arena Arena Unified Communication – Pad.3): parler de La gestione della privacy in azienda. Adempimenti e misure per garantire la sicurezza di dati e archivi, regole per il marketing on line, disciplina dell’uso degli strumenti informatici da parte del lavoratore: sono solo alcuni dei punti critici relativi all’applicazione della normativa di cui ci occuperemo, cercando di fornire strumenti operativi per la corretta gestione in ambito aziendale.

- Gioved 20, ore 11 (arena Arena Unified Communication – Pad.3): insieme al prof. Stefano Epifani parleremo di “Uso dei social media in azienda“. Presidiare i Social Network non pi qualcosa di cui un’azienda possa fare a meno. Che si scelga la strada di una presenza attiva, o che ci si limiti a controllare cosa dicono i propri utenti nelle sempre pi frequentate piazze virtuali, una strategia di presidio d’obbligo. Ma quali sono i passi da compiere quando ci si apre verso questo complesso mondo? Quali gli impatti organizzativi, quali le scelte di comunicazione, quali gli aspetti legali dei quali tener conto? Ma soprattutto: quali sono i principali errori da evitare? Il seminario, attraverso il racconto di casi di studio e l’esposizione di esperienze concrete vuole fornire una prima “mappa” del percorso da compiere quando un’azienda decide di muoversi nella direzione del dialogo con i propri utenti.

La partecipazione gratuita, sufficiente registrarsi sul sito di SMAU. Spero di incontrarvi in tanti :-)

Toglietemi tutto, ma non il mio Twitter!

On mar, 16 agosto 2011, in Social Networks, by Ernesto Belisario

Immagino che molti di quelli che tra voi hanno un account su Twitter seguano almeno un giornalista, uno di quelli che guardano in tv o i cui editoriali apprezzano quando leggono il quotidiano. Ma cosa succede se lasciano la loro testata per un’altra? O se cambiano network? Di chi sono i loro “followers” (cio noi)?

A queste ed altre domande ho provato a rispondere in un’interessante intervista che mi ha fatto Domitilla Ferrari che vi segnalo con piacere (la trovate sul blog di Domitilla a questo indirizzo: http://www.domitillaferrari.com/semerssuaq/lezioni-di-twitter-3/).

Buona lettura :-)

Twitter escultura de arena

Negli ultimi mesi ho dedicato molto tempo all’approfondimento dei profili giuridici dei social media per professionisti, aziende ed amministrazioni.

Proprio con riferimento all’ambito pubblico, ho notato che aumenta sempre pi la distanza culturale tra l’Italia, dove molti Enti – addirittura – bloccano ai propri dipendenti l’accesso a questi siti, e gli altri Paesi in cui si moltiplicano le esperienze di Amministrazioni che scelgono i social media per dialogare con i propri cittadini-utenti. In questi casi, gli Enti dedicano grande attenzione all’adozione di documenti (le cosiddette “Policy”) in cui spiegare le ragioni per cui l’Amministrazione si serve degli strumenti social e in che modo un dipendente pubblico deve usarli.

Tra le tante esperienze, vi segnalo quella del Dipartimento di Giustizia dello Stato di Victoria, in Australia, che non solo ha adottato una propria “social media policy“, ma ha anche deciso di spiegarla con un video su Youtube.

Buona visione!

Google Plus e la privacy: prime impressioni

On sab, 2 luglio 2011, in Privacy, Social Networks, by Ernesto Belisario

Da due giorni sul Web si parla quasi esclusivamente della notizia del lancio di Plus, il nuovo social network di Google. Dal momento che il servizio ancora in beta, in tanti (tra cui il sottoscritto) si sono affrettati a procurarsi un invito per provare quello che stato definito come l’anti-Facebook.

Ovviamente qui non troverete recensioni o prove sul campo di Google+ che prendano in considerazione virt e vizi del nuovo social network (che, nei prossimi giorni, pubblicher su LeggiOggi nell’ambito degli approfondimenti dedicati a “Social Networks per avvocati”).

Da avvocato, infatti, oltre alle funzionalit ero interessato a leggere i termini del servizio (il passaggio cui, di solito, si riservano pochi secondi cliccando con fede cieca su Prosegui); in particolare cera molta attenzione sulla riservatezza dei dati degli utenti e, in generale, sulle implicazioni in materia di privacy.

Privacy e social networks: “relazione complicata”

La riservatezza degli utenti (e dei loro dati) diventata terreno di scontro nella battaglia tra vecchi e nuovi social networks; tanto pi che la privacy, si sa, non mai stata un punto di forza n di Facebook n di Google.

Non un mistero, infatti, che uno dei timori che frena l’ulteriore sviluppo del social network fondato da Mark Zuckerberg (anche lui in questi giorni alla scoperta di G+) sia proprio la privacy. In teoria, Facebook consente una buona personalizzazione rispetto alle opzioni privacy di base, ma pochi lo sanno e il fatto che tali opzioni siano state introdotte solo in un secondo momento (e cambino spesso la loro collocazione nella pagina dell’account) costato caro a FB in termini di fiducia da parte degli utenti.

Anche per Google, nelle sue (non fortunate) precedenti esperienze social, la privacy degli utenti ha riservato alcuni problemi; basti pensare a Google Buzz che consentiva la condivisione – non autorizzata – di contenuti degli utenti con contatti automaticamente estrapolati dalla propria rubrica.

Ebbene, memori di questi errori, dalle parti di Google non fanno mistero di aver puntato proprio sulla privacy degli utenti nel realizzare G+; il meccanismo semplice: i contatti vengono suddivisi in “cerchie” (amici, famiglia, lavoro, ecc.) in modo da scegliere con chi condividere le singole informazioni (aggiornamenti di stato, foto, video, link).

Le norme sulla privacy di Google+

Sono andato a leggere le “Norme sulla privacy di Google+” (disponibili qui) per vedere se tale intenzione fosse stata trasfusa nella policy di questo nuovo servizio. Il documento molto pi sintetico (circa 1.000 parole) rispetto a quello analogo di Facebook (circa 6.000 parole); la maggiore brevit dovrebbe essere un fattore positivo, ma – purtroppo – sinteticit non significa sempre chiarezza.

Ad esempio, in uno dei primi passaggi della policy si legge

Registreremo le informazioni relative all’attivit dell’utente, ad esempio i post per cui inserisce un commento e gli utenti con cui interagisce, per ottimizzare l’esperienza di tutti gli utenti con i servizi Google.

Cosa significhi “ottimizzare l’esperienza di tutti gli utenti con i servizi Google” non dato sapere, anche perch alla specifica domanda posta da Wired, Big G stata altrettanto evasiva.

Ulteriore punto interessante quello riguardante “Foto e video” degli utenti; in particolare, previsto che

Se si carica una foto o un video in Google+, il contenuto verr archiviato in un album web Picasa e verr attivato il prodotto Picasa Web Album per l’account Google dell’utente, se l’utente non ha ancora utilizzato Picasa. Per utilizzare Picasa, necessario attenersi alle Norme sulla privacy di Picasa, oltre alle norme sulla privacy di Google+. Se non si desidera archiviare i metadati, ad esempio i dettagli delle foto, insieme alle foto e ai video, rimuoverli prima di caricare i contenuti.

Questo significa che se l’utente di G+ aveva gi un album di foto su Picasa questo diviene automaticamente visibile (in chiaro) nel suo profilo sul social network.
Sempre in relazione a Picasa, alcuni utenti hanno segnalato un bug particolarmente grave per chi utilizza la versione mobile di G+ su Android: ogni foto scattata viene automaticamente caricata su Picasa (sia pure in un album privato) e anche se cancellata dal dispositivo non viene automaticamente rimossa da Picasa.

Procedendo nella lettura, colpisce il paragrafo intitolato “CONDIVISIONE”:

possibile scegliere il destinatario dei contenuti condivisi in Google+. Tutti i destinatari di un post possono essere in grado di vedere alcune informazioni sulle altre persone che lo hanno ricevuto. I partecipanti a una conversazione di gruppo possono visualizzare la cronologia di tale conversazione (inclusi i partecipanti aggiunti alle conversazioni di gruppo nella funzionalit Huddle del cellulare). Inoltre, opportuno ricordare che quando si condivide un contenuto tramite Google+, chiunque lo riceva potr condividerlo con altri.

Proprio a questa clausola fa riferimento un bug segnalato da molti utenti (tra cui Tim Bradshaw sul blog del Financial Times) relativo al “re-sharing” (alla possibilit, cio, di condividere i contenuti postati da altri utenti).
Facciamo un esempio: posso scegliere di condividere una foto soltanto con una delle mie cerchie (cio soltanto con alcuni dei miei contatti), ma – a sua volta – uno degli utenti che fa parte di quella cerchia pu decidere di ri-condividerlo con tutti i suoi contatti, frustrando – di fatto – la mia volont di mostrare quel contenuto soltanto ad alcune persone.
Si tratta di un bug che in grado di incrinare la fiducia nei confronti di questo social network, anche perch non possibile disabilitare il “re-sharing” prima di postare (lo si pu fare solo successivamente); a ci si aggiunga che gli utenti ne hanno scarsa consapevolezza, mentre hanno la (erronea) percezione che la diffusione di quei contenuti sia limitata solo alle cerchie.

Meritano infine di essere segnalate anche due ulteriori clausole.
La prima, relativa ai tag, prevede che non ci sia la possibilit di evitare di essere taggati preventivamente in quanto:

Se qualcuno tagga l’utente in una foto o un video condiviso, l’utente pu rimuovere il tag.

La seconda, in modo alquanto generico, prevede che:

Se gli amici dell’utente utilizzano delle applicazioni, possibile che queste siano in grado di accedere ai contenuti e alle informazioni relative all’utente che sono visibili agli amici.

Come se ci non bastasse, come segnalato da Roberta Milano, una delle prime schermate che appaiono all’utente recita testualmente:

Google+ in fase di prova con accesso limitato. Non sempre le cose funzionano come previsto. Utilizzando questo prodotto ancora in fase di prova, sei responsabile della protezione di te stesso e dei tuoi dati da qualsiasi rischio, compresa la perdita di dati o la loro divulgazione.

Conclusioni

Mi sembra chiaro, quindi, che – al momento – in materia di privacy G+ non sia poi cos diverso da Facebook e, del resto, non ci si poteva aspettare qualcosa di diverso. I social networks fanno la loro fortuna sulla condivisione e le impostazioni restrittive sulla privacy tendono ad inibire la condivisione.

Tuttavia sarebbe opportuno che Google, proprio per garantire il successo di questo progetto, in futuro sia pi chiara e trasparente per quel che concerne la privacy, fornendo all’utente il (preventivo) controllo totale di tutte le informazioni che lo riguardano.

In attesa che ci accada, auspicabile un uso molto responsabile da parte degli utenti, con la consapevolezza delle insidie per i propri dati. In rete ci sono gi diversi tutorial su come settare le impostazioni privacy di Google+: prima di postare alle vostre cerchie, dateci un’occhiata :-)

UPDATE del 5 luglio 2011
I problemi segnalati in relazione a Picasa sembrano risolti in quanto:
a) gli album preesistenti non diventano pi pubblici;
b) l’applicazione G+ per Android, alla prima schermata, chiede all’utente se vuole abilitare l’upload istantaneo.

Tuttavia, Vincenzo Cosenza mi segnala questo ulteriore aspetto: se faccio un post e ne limito la visibilit ad una cerchia, le persone cui destinato il post possono vedere, cliccando su limited (in italiano “con restrizioni”), tutte i nomi degli altri. Potrebbe essere un problema, in quanto l’utente ha la convinzione che la composizione delle proprie cerchie rimanga sconosciuta agli altri utenti, mentre in questo caso i destinatari di un messaggio sono – di fatto – visibili come nel caso di una email con tanti destinatari indicati nel campo “A” o “Cc”.

Google+

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Diffamazione via Twitter? 100 tweet per rimediare

On ven, 3 giugno 2011, in Segnalazioni, by Ernesto Belisario

Non un mistero che i casi di diffamazione sui social networks stiano crescendo in modo esponenziale. Particolarmente curiosa la notizia che arriva dalla Malesia che riguarda Fahmi Fadzil, responsabile di aver diffamato via Twitter la societ per cui lavora la sua compagna.
Pur di evitare l’azione legale e non potendosi permettere inserzioni sui giornali, l’uomo ha accettato un accordo in base al quale per tre giorni deve scusarsi del messaggio originale twittando per 100 volte – ad intervalli regolari – le seguenti parole:

Ho diffamato BluInc Media & Female Magazine. I miei tweet sul loro trattamento del personale non rispondevano al vero. Ritiro perci quelle parole e mi scuso

Diffamazione via Twitter

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LinkedIn per Avvocati: cinque consigli

On ven, 25 giugno 2010, in Blogging, Segnalazioni, giustizia telematica, by Ernesto Belisario

Nel corso degli ultimi tempi mi viene chiesto sempre pi spesso di parlare (e scrivere) dell’uso del Web 2.0 e dei social networks nella professione forense; si tratta di un argomento che gi ho trattato su questo blog, in alcuni convegni e che ho tentato di affrontare nell’ambito di un’indagine svolta dall’Osservatorio Permanente Giovani Avvocati costituito presso il Consiglio Nazionale Forense, che avr il piacere di presentare il prossimo 9 luglio, a Bari, nell’ambito di LexExpo 2010.

Tra tutti i social networks a cui sono iscritto, quello pi utile professionalmente sicuramente LinkedIn e, quindi, con piacere ho accettato di raccontare la mia esperienza (alcuni stralci sono stati pubblicati da ItaliaOggi del 25 giugno 2010 in un articolo che riporto qui sotto).

Intervista Italia Oggi del 24 giugno 2010

In particolare, mi stato chiesto di dare alcuni suggerimenti per tutti i colleghi che volessero utilizzare proficuamente questo strumento nella propria attivit; ecco i miei “cinque comandamenti”:

1. Compilate il vostro profilo in almeno due lingue … e tenetelo aggiornato!
2. Invitate tutti i vostri contatti a fare parte del vostro network, ma personalizzate gli inviti, ricordando alle persone a cui scrivete in che occasione vi siete conosciuti;
3. Iscrivetevi ai gruppi e partecipate alle discussioni, cos avrete modo di dimostrare davvero la vostra competenza ai potenziali clienti;
4. Fate attenzione alla riservatezza vostra e dei vostri clienti, non divulgate informazioni che devono rimanere segrete;
5. Usate LinkedIn per il vostro business, ma facendo attenzione a rispettare sempre le norme deontologiche.